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lunedì, Luglio 4, 2022

Più “squadra” e meno “self”: i 50 anni dell’U.S. Nicolosi

 

La decadenza culturale odierna si mostra senza veli, agli occhi di chi scrive, quando dal passato riemergono – di tanto in tanto – le vere eccellenze di questa terra.

 

Da Nicolosi sono venuti fuori cantanti, scienziati, campioni dello sport, imprenditori, uomini di cultura. Si pensi a Giuseppe Anselmi (tenore), a Salvatore Tomaselli (medico e ricercatore), ad Alfredo Di Stefano (calciatore), a Mario e Carlo Gemmellaro (naturalisti). Ancora oggi abbiamo campioni e gente di grande personalità e intelligenza, ma tutt’intorno non c’è più passione.

Davanti a questi mostri, la nostra pigrizia impallidisce.

Invito alla mostra organizzata per i 50 anni dell'US Nicolosi

 

L’invito che vedete qui in alto è anch’esso un simbolo di quante cose buone si siano fatte a Nicolosi.

 

Cinquanta anni di sci di altissimo livello sotto la bandiera dell’Unione Sportiva Nicolosi – Sci di Fondo e Ski Roll. Chi vi scrive è stato un atleta nelle fila di questa società nel periodo più buio. Non ero certo un campione, ma quando ci siamo presentati ai campionati nazionali, ci è sempre stato riservato un saluto cortese. Non certo perché il sottoscritto (e gli altri suoi compagni) fosse il primo in classifica, bensì perchè c’erano stati dei primi – prima di noi. Vito Lombardo, Giuseppe Borzì, Manuela Zappalà, Laura Longo, Monica Ragusa, Nino e Salvo Longo e altri prima di loro (che non conosco, ma che ci sono stati) hanno regalato delle ottime prestazioni nello sci e nello ski roll. In quest’ultima disciplina Alfio Di Gregorio si è affermato come campione mondiale. Lo sci ha vestito il blu, il bianco, il rosso e il verde di quel logo che oggi, i ragazzi, non sentono più come proprio.

 

Da tempo non esiste una squadra che possa definirsi, anche solo lontanamente, “agonistica”. Lo sport, così come ogni altra cosa, è diventato un “selfie”: si fa sport non per stare bene. No! Ma per venire bene in foto. L’allenamento è solo un altro contenuto da condividere. Quello che una volta era agonismo, oggi è self-promotion nuda e cruda.

In questo isolamento mentale, il concetto stesso di “squadra” non ha più diritto di cittadinanza.

 

Ed ecco che, d’improvviso, arriva il giorno del cinquantesimo anniversario dell’US Nicolosi. Siamo costretti a confrontarci con una realtà che non ha “confronto” (scusate il gioco di parole) con quella odierna.

Ad onor del vero ci sono ancora validissimi atleti – in bici, a piedi e sugli sci – ma manca quella sinergia con il pubblico, con il territorio, con i genitori e con i piccoli. L’US Nicolosi aveva un vivaio di bambini entusiasti – la c.d. categoria “baby” – che facevano sorridere (e ben sperare) quando li si vedeva gareggiare lungo quei 50 o 100 metri rettilinei, che sembravano infiniti ai loro occhi.

 

Nicolosi ha una tradizione di sport.

 

Nicolosi ha molte tradizioni.

 

Da quando ho iniziato la mia esperienza nell’associazionismo, ho assistito ad una vera e propria caccia alle tradizioni. A ben vedere, anche queste mie parole assomigliano ad un’ode dei tempi passati.

 

Ma noi, cosa possiamo fare per essere migliori della tradizione?

 

Sì, perchè la tradizione serve a migliorare sè stessi. Questa mostra vuole essere uno sprone all’impegno concreto di tutti.

 

Se si intende mantenere viva la tradizione con la sterile ricopiatura della tradizione stessa, non si va lontano.

 

Ci vuole più “squadra” e meno “self”.

 

Ciò detto, si festeggerà l’evento domenica 14 dicembre 2014 alle ore 19:30 – dopo la Santa Messa in chiesa Madre – nella sede dell’ex DC, in Piazza Vittorio Emanuele. Una mostra fotografica, organizzata dal direttivo della società (con in testa Gaetano Giuffrida), riproporrà la fatica dei chilometri percorsi al ritmo del passo alternato. Un binario (così si chiama la coppia di canalette in cui si fanno scivolare gli sci) lungo una vita. Una vita come quella di Vincenzo Zappalà, storico presidente scomparso pochi anni fa, che ha ricevuto un premio proprio per l’impegno speso in favore dello sport (vedi articolo).

 

Si tratta di una ricorrenza alla quale nessun vero nicolosita dovrebbe mancare.

 

P.S.: Se tra le foto dovessero esserci dei “selfie”, allora forse non siamo poi così diversi da come eravamo.

Basilio Antoci

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