Tra le figure che hanno maggiormente rappresentato il profondo legame tra Nicolosi e l’Etna occupa un posto particolare Vincenzo Barbagallo (1909-1977), storica guida del vulcano, per molti anni capo guida e protagonista di una lunga tradizione familiare legata all’accompagnamento degli escursionisti e all’osservazione della montagna.
Il Comune di Nicolosi lo ricorda con l’appellativo di “signore della montagna”. Barbagallo trascorse gran parte della propria vita sull’Etna, conoscendone sentieri, crateri, eruzioni e trasformazioni. Fu anche appassionato di fotografia e di riprese cinematografiche, lasciando migliaia di immagini e realizzando il documentario Anatomia di un Vulcano, presentato nel 1976 al Festival di Trento.
Vincenzo Barbagallo in breve
Nascita: 1909
Morte: 1977
Attività: guida dell’Etna e custode dell’Osservatorio etneo
Legame con Nicolosi: esponente della storica tradizione delle guide del versante meridionale dell’Etna
Appellativo: “il signore della montagna”
Altra attività: fotografo e cineamatore
Opera: Anatomia di un Vulcano
Una famiglia di guide dell’Etna
Quella di Vincenzo Barbagallo non fu una scelta professionale isolata, ma il proseguimento di una tradizione familiare lunga diverse generazioni. In un’intervista pubblicata nel 1976 dal periodico del Club Alpino Italiano Lo Scarpone, Barbagallo mostrò al giornalista Piero Carlesi un antico libretto appartenuto al suo bisnonno e datato 1828. Raccontò inoltre che erano stati guide dell’Etna sia suo nonno sia suo padre.
Il padre svolgeva contemporaneamente il ruolo di guida e quello di custode dell’Osservatorio dell’Università di Catania, situato a circa 3.000 metri di quota. La storia della famiglia Barbagallo finì così per intrecciarsi profondamente con quella dell’esplorazione e dello studio scientifico dell’Etna.
Una tradizione nata sul versante di Nicolosi
Prima della nascita del turismo moderno, erano soprattutto gli abitanti dei paesi etnei, conoscitori dei sentieri e delle condizioni della montagna, ad accompagnare studiosi e viaggiatori verso la sommità. Nicolosi divenne uno dei principali punti di partenza delle ascensioni all’Etna e proprio da questo ambiente nacquero alcune delle più celebri guide storiche del vulcano.
Dall’Osservatorio alla vita sulla montagna
Nell’intervista al CAI, Vincenzo Barbagallo ricordò che il padre avrebbe preferito per lui una vita diversa. Furono però proprio i racconti ascoltati in famiglia, soprattutto durante gli inverni trascorsi intorno al braciere, ad alimentare la sua attrazione per l’Etna.
Ancora giovanissimo iniziò a frequentare l’Osservatorio. Nel 1925 ne divenne custode e mantenne questo incarico fino al 1971: quarantasei anni durante i quali visse quotidianamente a stretto contatto con il vulcano, collaborando con studiosi e accompagnando visitatori ed escursionisti.
Durante l’estate trascorreva lunghi periodi da solo nella struttura d’alta quota. In inverno risiedeva invece a una stazione più bassa, intorno ai 1.900 metri, tornando periodicamente verso la sommità per occuparsi degli strumenti. In quegli anni non esisteva ancora la comoda viabilità che oggi consente di raggiungere rapidamente il versante sud: Barbagallo ricordava che per risalire dal paese potevano essere necessarie anche nove ore di cammino.
Il “signore della montagna”
Decenni trascorsi tra sentieri, colate laviche, crateri e rifugi gli permisero di acquisire una conoscenza eccezionale dell’Etna. Il Comune di Nicolosi lo ricorda infatti come guida dell’Etna e capo guida per molti anni, sottolineando come si fosse guadagnato l’appellativo di “signore della montagna”.
Per Barbagallo l’Etna non era semplicemente il luogo nel quale svolgere il proprio lavoro. Nell’intervista del 1976 emerge un rapporto quasi personale con il vulcano, che considerava la propria montagna e che affermava di conoscere in ogni suo anfratto.
L’incontro con le Alpi
La sua esperienza non rimase limitata alla Sicilia. Barbagallo raccontò che nel 1937, dopo aver accompagnato sull’Etna la principessa Maria José, le confidò il desiderio di conoscere le Alpi. Qualche anno dopo ebbe l’opportunità di frequentare la Scuola Militare Alpina di Aosta.
A Cogne seguì un corso di roccia e conobbe l’ambiente dell’alpinismo alpino, arrivando anche sulla vetta del Gran Paradiso. In quell’esperienza ebbe occasione di incontrare importanti protagonisti dell’alpinismo italiano dell’epoca, tra cui Emilio Comici.
Fotografo e testimone delle eruzioni dell’Etna
Accanto all’attività di guida, Barbagallo coltivò una grande passione per la fotografia e le riprese cinematografiche. Il Comune di Nicolosi ricorda che lasciò migliaia di fotografie, una documentazione preziosa dell’Etna del Novecento, delle sue eruzioni e della vita sulla montagna.
La macchina fotografica e la cinepresa diventarono così strumenti attraverso i quali conservare la memoria di un territorio in continua trasformazione. Le sue immagini assumono oggi anche un valore storico, perché testimoniano luoghi, strutture e paesaggi che le successive eruzioni hanno profondamente modificato.
“Anatomia di un Vulcano” e il Festival di Trento
Il risultato più significativo della sua attività cinematografica fu il documentario Anatomia di un Vulcano. Nel maggio del 1976 Vincenzo Barbagallo raggiunse Trento per presentare il film nell’ambito del celebre Festival internazionale dedicato alla montagna e all’esplorazione.
La sua presenza suscitò particolare interesse nell’ambiente alpinistico e proprio in quella occasione il giornalista Piero Carlesi realizzò la lunga intervista successivamente pubblicata su Lo Scarpone. Il documento è particolarmente importante perché permette di ascoltare, attraverso le sue stesse parole, il racconto di oltre mezzo secolo di storia dell’Etna.
I crateri Barbagallo
Il nome Barbagallo continua ancora oggi a essere presente sulla montagna. Sul versante meridionale dell’Etna, nell’area sommitale raggiungibile salendo da Rifugio Sapienza, si trovano infatti i cosiddetti Crateri Barbagallo, formatisi durante la grande eruzione del 2002-2003.
I due coni eruttivi furono dedicati alla storica famiglia di guide Barbagallo, che per diverse generazioni accompagnò viaggiatori e studiosi sull’Etna. La denominazione rappresenta quindi un riconoscimento non soltanto a Vincenzo, ma a un’intera famiglia legata alla storia dell’escursionismo etneo.
Approfondisci: i Crateri Barbagallo
I Crateri Barbagallo si trovano sul versante meridionale dell’Etna, a circa 2.900-3.000 metri di quota. Sono una delle testimonianze più evidenti della grande eruzione del 2002-2003 e portano il nome della storica famiglia di guide etnee.
Vincenzo Barbagallo e Nicolosi
La figura di Vincenzo Barbagallo appartiene a una storia più ampia nella quale Nicolosi ha svolto per secoli il ruolo di porta meridionale dell’Etna. Da qui partivano viaggiatori, naturalisti e studiosi diretti verso la sommità, affidandosi alla conoscenza degli abitanti del territorio e delle guide locali.
Da Biagio Motta, ricordato dai viaggiatori del Settecento, alle generazioni dei Barbagallo, fino alle guide vulcanologiche contemporanee, si è formata una tradizione che ha contribuito in modo decisivo alla conoscenza e alla fruizione dell’Etna. Vincenzo Barbagallo rappresenta uno dei protagonisti più significativi di questa storia.
L’eredità del “signore della montagna”
Vincenzo Barbagallo morì nel 1977, poco tempo dopo l’intervista concessa al Club Alpino Italiano. La sua eredità rimane però nella storia delle guide etnee, nelle fotografie e nei filmati attraverso i quali documentò il vulcano e nella memoria di Nicolosi e dell’Etna.
La sua vita racconta un periodo nel quale vivere la montagna significava affrontarla quotidianamente con mezzi molto diversi da quelli attuali. Per quasi mezzo secolo fu custode, guida, osservatore e narratore dell’Etna: un uomo che trasformò la conoscenza tramandata dalla propria famiglia in una testimonianza destinata a sopravvivere nel tempo.
Altri personaggi legati alla storia dell’Etna e di Nicolosi
La storia di Vincenzo Barbagallo si inserisce nella lunga tradizione di guide, studiosi e viaggiatori che hanno contribuito alla conoscenza del vulcano. Scopri anche le biografie di Biagio Motta, Cristoforo Montesanto, Antonio Nicoloso, Mario Gemmellaro e degli altri personaggi storici legati a Nicolosi.
Fonti e approfondimenti
Comune di Nicolosi, materiale informativo dedicato ai personaggi legati alla storia del territorio; Club Alpino Italiano – Lo Scarpone, Piero Carlesi, Una guida dell’Etna al Festival di Trento, 1976; documentazione e approfondimenti sulla storia delle guide dell’Etna e sui Crateri Barbagallo.
