Patrick Brydone a Nicolosi: il viaggio sull’Etna del 1770

Patrick Brydone (Coldingham, 1736 – 1818) fu un viaggiatore, scrittore e studioso scozzese, ricordato soprattutto per il celebre A Tour through Sicily and Malta. Nel 1770, durante il suo viaggio in Sicilia, raggiunse Nicolosi e utilizzò il paese come tappa fondamentale per affrontare l’ascesa dell’Etna.

Il suo resoconto rappresenta una delle testimonianze più interessanti sulla Nicolosi del Settecento: Brydone descrisse la strada percorsa tra le antiche lave, il clima del paese, gli abitanti, le guide etnee e il paesaggio vulcanico. Le sue pagine ebbero inoltre un’enorme diffusione in Europa e contribuirono a trasformare l’Etna e la Sicilia in mete privilegiate del Grand Tour.

Patrick Brydone a Nicolosi in breve
Nome: Patrick Brydone
Nascita: Coldingham, Scozia, 5 gennaio 1736
Morte: 19 giugno 1818
Attività: viaggiatore, scrittore e studioso
Viaggio in Sicilia: 1770
Passaggio da Nicolosi: 27 maggio 1770
Studioso di riferimento: Giuseppe Recupero
Guida sull’Etna: un uomo soprannominato “il Ciclope”
Opera principale: A Tour through Sicily and Malta
Pubblicazione: Londra, 1773

Chi era Patrick Brydone

Patrick Brydone nacque nella Scozia meridionale nel 1736. Dopo gli studi si interessò alla fisica e in particolare ai fenomeni elettrici, un campo che nel Settecento attirava grande attenzione grazie anche agli esperimenti di Benjamin Franklin.

Viaggiò a lungo in Europa come travelling tutor, accompagnando giovani aristocratici britannici nel percorso di formazione culturale conosciuto come Grand Tour. Questa attività gli consentì di attraversare numerosi paesi europei e di unire continuamente viaggio, curiosità scientifica e osservazione della società.

Nel 1770 raggiunse la Sicilia in compagnia del giovane William Fullarton e di altri compagni. Uno degli obiettivi principali del viaggio era l’Etna, che Brydone desiderava osservare non soltanto come viaggiatore, ma anche attraverso strumenti scientifici come termometro, barometro, bussola ed elettrometro.

Giuseppe Recupero e la preparazione dell’ascesa

A Catania Brydone entrò in contatto con il canonico Giuseppe Recupero, uno dei maggiori studiosi dell’Etna del Settecento. Recupero aveva compiuto per anni esplorazioni sul vulcano e stava raccogliendo il materiale destinato alla sua futura Storia naturale e generale dell’Etna.

Brydone lo considerò immediatamente un’autorità. Recupero gli fornì indicazioni sulle condizioni della montagna, sulle temperature che avrebbe incontrato alle quote più elevate e sull’equipaggiamento necessario per affrontare l’escursione.

Il naturalista catanese era in realtà piuttosto scettico sulla possibilità di raggiungere la sommità in quel periodo dell’anno: l’inverno era stato particolarmente rigido e la neve occupava ancora una vasta parte delle quote superiori. Brydone e i suoi compagni decisero comunque di tentare l’impresa.

Attenzione a non confondere Recupero con Gemmellaro
Quando Brydone visitò Nicolosi nel 1770, Mario Gemmellaro non era ancora nato. Il grande vulcanologo nicolosita nacque infatti nel 1773. Il principale riferimento scientifico di Brydone durante questo viaggio fu Giuseppe Recupero.

27 maggio 1770: Brydone raggiunge Nicolosi

Brydone racconta di essere partito da Catania all’alba del 27 maggio 1770. Dopo aver attraversato il versante meridionale dell’Etna, il gruppo raggiunse Nicolosi, che lo scrittore collocava a circa dodici miglia dalla città.

La strada gli apparve particolarmente difficile. Il percorso attraversava infatti antiche colate laviche e numerosi rilievi di origine vulcanica che, con il passare dei secoli, erano stati progressivamente ricoperti dal terreno e trasformati in vigneti, frutteti e campi coltivati.

Una volta arrivato nel paese, Brydone utilizzò immediatamente i propri strumenti. Registrò la pressione atmosferica con il barometro e osservò come il clima fosse già notevolmente diverso rispetto a Catania: mentre nella città costiera il caldo era intenso e la raccolta dei cereali era terminata, nei dintorni di Nicolosi le temperature erano più moderate e alcuni campi erano ancora verdi.

Nicolosi come stazione scientifica
Brydone annotò sistematicamente temperatura e pressione atmosferica durante l’ascensione. Nicolosi divenne quindi uno dei punti di riferimento delle sue misurazioni, utilizzato successivamente per confrontare le condizioni climatiche incontrate salendo verso la sommità dell’Etna.

La Nicolosi del Settecento raccontata da Brydone

Il racconto di Brydone contiene anche numerosi episodi relativi agli abitanti di Nicolosi. Come spesso accade nella letteratura del Grand Tour, le sue descrizioni riflettono lo sguardo, i pregiudizi e il gusto per l’esotico tipici di un viaggiatore straniero del Settecento e devono quindi essere letti con cautela.

Al di là dei giudizi personali dell’autore, le pagine conservano però interessanti informazioni sulla vita del paese. Brydone racconta che molti abitanti si avvicinarono incuriositi dalla presenza degli stranieri, dagli strumenti scientifici che portavano con sé e soprattutto dall’insolito interesse manifestato per pietre, lave e materiali vulcanici.

Lo scrittore ricorda in particolare la convinzione, diffusa tra alcuni abitanti, che gli stranieri fossero alla ricerca di tesori nascosti. Vedere Brydone raccogliere frammenti di lava e pomice rafforzò inizialmente questa curiosità.

Nel racconto compare anche il sacerdote presso il quale il gruppo era ospitato a Nicolosi. Fu proprio il religioso a rassicurare gli abitanti sulle intenzioni dei viaggiatori e a favorire il dialogo tra questi ultimi e la popolazione locale.

La guida di Nicolosi chiamata “il Ciclope”

Uno dei particolari più interessanti del racconto riguarda la guida scelta per affrontare la montagna. Giuseppe Recupero aveva fatto accompagnare il gruppo da un uomo conosciuto con il soprannome di “the Cyclops”, il Ciclope.

Brydone lo descrive come l’uomo che meglio conosceva l’Etna. Non ne indica però il nome anagrafico, per cui allo stato delle fonti disponibili è più corretto mantenere il soprannome utilizzato direttamente dallo scrittore senza attribuirgli un’identità non documentata.

La presenza di una guida locale così esperta dimostra quanto già nel Settecento Nicolosi fosse organizzata come punto di partenza per le ascensioni sull’Etna. La conoscenza della montagna veniva trasmessa soprattutto attraverso persone che ne percorrevano abitualmente sentieri, boschi, colate e zone sommitali.

Brydone e le tracce dell’eruzione del 1669

Durante la permanenza nell’area di Nicolosi, Brydone dedicò grande attenzione alle conseguenze della devastante eruzione dell’Etna del 1669.

Visitò l’area di Mompileri e osservò gli effetti prodotti dalle diverse colate che nel corso dei secoli avevano trasformato radicalmente il territorio. Era particolarmente affascinato dal contrasto tra le superfici laviche ancora sterili e le colate più antiche, sulle quali il tempo aveva consentito la formazione di nuovi suoli fertili.

Questo fenomeno diventò per Brydone uno degli argomenti centrali della riflessione sull’età dell’Etna. Se una colata richiedeva moltissimo tempo per essere ricoperta da terreno fertile e vegetazione, la sovrapposizione di numerosi strati lavici sembrava suggerire una storia del vulcano estremamente antica.

L’antichità dell’Etna e le idee di Giuseppe Recupero

Brydone sviluppò queste riflessioni anche grazie alle conversazioni con Giuseppe Recupero. Il naturalista aveva osservato in alcune sezioni del terreno numerosi strati di lava sovrapposti, separati da livelli di terreno fertile.

Partendo dalla lentezza con cui la vegetazione colonizzava le lave, Recupero arrivò a ipotizzare per alcuni prodotti vulcanici età molto superiori alla cronologia della Terra comunemente accettata nel Settecento.

Brydone riportò queste considerazioni nel proprio libro e contribuì così a farle conoscere in tutta Europa. La questione suscitò un ampio dibattito perché metteva in discussione una lettura strettamente letterale della cronologia biblica e anticipava uno dei grandi problemi della geologia moderna: la scoperta della profondità del tempo geologico.

Da Nicolosi verso i boschi dell’Etna

Terminata la permanenza nel paese, Brydone e i suoi compagni lasciarono Nicolosi e continuarono verso le quote superiori. Lo scrittore racconta che dopo circa un’ora e mezza di viaggio attraverso ceneri e lave raggiunsero la fascia boscosa dell’Etna, da lui definita Regione Sylvosa.

Il cambiamento del paesaggio fu netto. Alla zona più calda e coltivata intorno al paese subentrarono boschi, aria fresca e una vegetazione sempre più rigogliosa.

Per Brydone questo passaggio era uno degli aspetti più straordinari dell’Etna: nell’arco di poche ore il viaggiatore poteva attraversare ambienti climatici e naturalistici completamente differenti, quasi come se salisse attraverso diverse zone del pianeta.

La notte nella Spelonca del Capriole

Il gruppo trascorse parte della notte in una grande cavità lavica che Brydone chiama Spelonca del Capriole, utilizzata abitualmente come rifugio dagli animali e dai frequentatori della montagna.

Qui il viaggiatore registrò nuovamente temperatura e pressione atmosferica. Il termometro mostrava già un calo considerevole rispetto ai valori rilevati a Nicolosi, confermando sperimentalmente il rapido cambiamento climatico con l’aumento della quota.

Il gruppo accese un grande fuoco utilizzando i rami degli alberi e sciolse la neve ancora presente all’interno della cavità per ottenere acqua. Dopo una breve sosta riprese quindi l’ascesa durante la notte.

Dalla Torre del Filosofo verso il cratere

Prima dell’alba i viaggiatori raggiunsero la zona conosciuta come Torre del Filosofo, a una quota molto superiore rispetto a Nicolosi. Brydone descrisse con entusiasmo la limpidezza del cielo e la straordinaria quantità di stelle visibili dalla montagna.

Nel corso dell’ascesa continuò a effettuare misurazioni con il barometro e il termometro, cercando di determinare l’altitudine raggiunta e le variazioni climatiche. Le osservazioni scientifiche costituiscono una componente fondamentale del suo racconto e distinguono il viaggio da un semplice resoconto turistico.

Brydone raggiunse davvero la cima dell’Etna?

Nel proprio libro Brydone racconta di essere arrivato alla zona sommitale dell’Etna poco prima dell’alba e descrive lo spettacolo osservato dalla montagna. Proprio questa parte del resoconto divenne una delle più celebri dell’intera opera.

L’effettivo raggiungimento della cima fu però messo in dubbio già nel Settecento. Nel Viaggio in Italia, Goethe riferì nel 1787 quanto gli era stato raccontato da Giuseppe Gioeni, secondo il quale Brydone non avrebbe in realtà raggiunto il cratere sommitale.

Una questione ancora discussa
La fonte principale dell’ascensione è il racconto dello stesso Brydone, che afferma di aver raggiunto la sommità. Altri contemporanei manifestarono successivamente dubbi sulla ricostruzione. È quindi opportuno distinguere il racconto pubblicato dal viaggiatore dalla certezza storica sull’esatto punto raggiunto.

Il libro che fece conoscere la Sicilia in Europa

Tre anni dopo il viaggio, nel 1773, Brydone pubblicò a Londra A Tour through Sicily and Malta, in a Series of Letters to William Beckford.

Il successo fu straordinario. L’opera ebbe numerose edizioni e venne rapidamente tradotta in diverse lingue europee. Per molti lettori britannici e continentali rappresentò uno dei primi incontri con una Sicilia descritta non soltanto attraverso le antichità classiche, ma anche attraverso i paesaggi, i vulcani, la popolazione e le esperienze personali del viaggio.

L’Etna occupava una posizione centrale nel libro e l’avventura dell’ascensione contribuì in maniera decisiva a creare il fascino europeo per il vulcano. Dopo Brydone, numerosi altri viaggiatori cercarono di ripercorrerne l’itinerario.

Brydone e la nascita del turismo sull’Etna

Il passaggio di Patrick Brydone è particolarmente importante per comprendere la storia turistica di Nicolosi. Nel 1770 il paese possedeva già una rete informale capace di assistere chi voleva affrontare l’Etna: vi erano luoghi dove soggiornare, persone capaci di fornire informazioni e soprattutto guide con una conoscenza approfondita della montagna.

Il racconto di Brydone, diffuso in tutta Europa, contribuì poi a far conoscere proprio questo itinerario. Per molti dei viaggiatori che arrivarono nei decenni successivi, raggiungere Nicolosi divenne una tappa naturale dell’escursione sull’Etna.

La funzione che ancora oggi identifica Nicolosi come Porta dell’Etna ha quindi radici molto antiche e le pagine di Brydone costituiscono una delle testimonianze più significative di questa tradizione.

Da Brydone a Goethe

Il successo del libro di Brydone influenzò profondamente l’immaginario dei viaggiatori successivi. Anche Johann Wolfgang von Goethe, durante il viaggio siciliano del 1787, conosceva il racconto dello scozzese.

Goethe raggiunse a sua volta il territorio di Nicolosi e visitò i Monti Rossi, lasciando nel Viaggio in Italia un’altra celebre descrizione del paesaggio vulcanico.

A distanza di appena diciassette anni, le esperienze dei due viaggiatori mostrano quindi come Nicolosi fosse ormai entrata stabilmente negli itinerari culturali e naturalistici dei grandi viaggiatori europei.

Personaggi storici legati a Nicolosi
Patrick Brydone fu tra i primi viaggiatori del Grand Tour a descrivere dettagliatamente Nicolosi e l’ascensione dell’Etna. Scopri gli altri personaggi storici legati a Nicolosi →

Fonti e approfondimenti

  • Patrick Brydone, A Tour through Sicily and Malta, in a Series of Letters to William Beckford, Londra, 1773.
  • Giuseppe Recupero, Storia naturale e generale dell’Etna, Catania, 1815.
  • Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani, voce «Giuseppe Recupero».
  • Parco dell’Etna, documentazione storica relativa a Patrick Brydone e all’esplorazione scientifica dell’Etna.

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