Lazzaro Spallanzani a Nicolosi: il viaggio sull’Etna del 1788

Lazzaro Spallanzani (Scandiano, 1729 – Pavia, 1799) fu uno dei più importanti naturalisti italiani del Settecento e una delle figure centrali nello sviluppo del metodo sperimentale applicato alle scienze naturali. Nel corso delle sue numerose ricerche si occupò di biologia, fisiologia, zoologia, geologia e vulcanologia, compiendo diversi viaggi scientifici in Italia e all’estero.

Nel 1788, durante una lunga spedizione dedicata allo studio dei territori dell’Italia meridionale, raggiunse la Sicilia e l’Etna. Il suo itinerario passò direttamente da Nicolosi, dove si fermò per studiare da vicino i Monti Rossi, nati durante la grande eruzione del 1669, prima di proseguire verso l’antico Monastero di San Nicolò La Rena e quindi verso le regioni più elevate del vulcano.

Lazzaro Spallanzani a Nicolosi in breve
Nome: Lazzaro Spallanzani
Nascita: Scandiano, 12 gennaio 1729
Morte: Pavia, 1799
Attività: naturalista, biologo e docente universitario
Viaggio sull’Etna: settembre 1788
Arrivo a Nicolosi: 3 settembre 1788, intorno alle ore 10
Luoghi visitati: Nicolosi, Monti Rossi, San Nicolò La Rena ed Etna
Opera: Viaggi alle Due Sicilie e in alcune parti dell’Appennino

Chi era Lazzaro Spallanzani

Nato a Scandiano nel 1729, Spallanzani inizialmente fu indirizzato agli studi giuridici, ma ben presto manifestò un interesse molto più forte per le discipline scientifiche. A Bologna entrò in contatto con l’ambiente culturale e scientifico che ruotava attorno a Laura Bassi, una delle più importanti studiose italiane del XVIII secolo, e decise di dedicarsi definitivamente alle scienze naturali.

Dopo aver insegnato a Reggio Emilia e Modena, nel 1769 fu chiamato all’Università di Pavia, dove ricoprì la cattedra di storia naturale e contribuì allo sviluppo del Museo di storia naturale dell’ateneo. Le sue ricerche spaziarono dalla riproduzione animale alla digestione, dalla circolazione sanguigna allo studio dei microrganismi, fino alla geologia e ai fenomeni vulcanici.

Spallanzani non era però uno scienziato abituato a osservare la natura soltanto attraverso libri e collezioni. Considerava il viaggio e l’osservazione diretta strumenti essenziali della ricerca scientifica. Proprio questa impostazione lo portò nel 1788 in Sicilia e sull’Etna.

Il viaggio in Sicilia del 1788

Nel 1788 Spallanzani intraprese una vasta spedizione nell’Italia meridionale con l’obiettivo di studiare fenomeni naturali, rocce, minerali e soprattutto i grandi sistemi vulcanici. Dopo aver esaminato altri territori del Mezzogiorno, raggiunse la Sicilia e dedicò particolare attenzione all’Etna, che considerava un luogo privilegiato per comprendere la natura dei vulcani.

Prima di iniziare l’ascesa trascorse del tempo nei dintorni di Catania insieme al naturalista Giuseppe Gioeni, con il quale osservò e discusse le caratteristiche geologiche del territorio. Il 3 settembre 1788 partì quindi in direzione dell’Etna accompagnato, tra gli altri, dalle guide Carmelo Pugliesi e Domenico Mazzagaglia.

Spallanzani percorse buona parte dell’itinerario a piedi, utilizzando le cavalcature soprattutto nei momenti di maggiore stanchezza. L’escursione non aveva finalità semplicemente panoramiche: lungo tutto il percorso lo studioso osservava il terreno, raccoglieva materiali e cercava di interpretare le diverse colate laviche incontrate.

3 settembre 1788: l’arrivo a Nicolosi

La testimonianza lasciata dallo stesso naturalista consente di ricostruire con particolare precisione il suo passaggio dal paese. Spallanzani racconta infatti di essere arrivato a Nicolosi intorno alle ore 10 del mattino del 3 settembre 1788.

Spallanzani arriva a Nicolosi
«Alle ore 10 del mattino pervenuto al villaggio di Nicolosi»
Lazzaro Spallanzani, 1788

Per lo studioso Nicolosi rappresentava un punto fondamentale dell’itinerario. Poco oltre l’abitato si trovava infatti uno dei luoghi che maggiormente attiravano il suo interesse scientifico: il Monte Rosso, l’imponente apparato vulcanico formatosi durante l’eruzione dell’Etna del 1669.

Spallanzani sui Monti Rossi

Una volta giunto nelle vicinanze dei Monti Rossi, Spallanzani decise di abbandonare temporaneamente il percorso più diretto verso l’Etna. Per uno studioso dei fenomeni vulcanici sarebbe stato, secondo le sue stesse parole, un grave errore trovarsi così vicino a quel luogo e non esaminarlo.

Nel 1788 erano trascorsi appena 119 anni dall’eruzione del 1669. Il paesaggio che Spallanzani osservò era quindi profondamente diverso da quello odierno. Dove oggi si estendono la vegetazione e la Pineta dei Monti Rossi, il naturalista vide ancora ampie zone ricoperte da sabbie vulcaniche nere e materiali prodotti dall’eruzione.

Spallanzani osservò inoltre che alcune delle antiche superfici agricole erano rimaste sepolte dai prodotti eruttivi. La memoria della catastrofe del 1669 era ancora chiaramente leggibile nel paesaggio e permetteva allo scienziato di studiare direttamente le conseguenze di un’eruzione relativamente recente.

Lo studio del Monte Rosso

Spallanzani non si limitò a osservare il Monte Rosso da lontano. Ne studiò la sommità, i fianchi e la base, soffermandosi soprattutto sui punti in cui l’erosione provocata dalle piogge aveva scavato solchi e messo in evidenza la struttura interna dell’apparato vulcanico.

Le sue osservazioni lo portarono a riconoscere la presenza di scorie, sabbie e materiali lavici con differenti caratteristiche. Confrontò inoltre le rocce che costituivano il cono con quelle dell’immensa colata generata nel 1669, cercando di comprenderne l’origine comune attraverso l’esame dei minerali presenti.

Particolarmente significativa fu per lui la possibilità di osservare dall’alto il percorso dell’enorme fiume di lava del 1669. Dalle falde dei Monti Rossi le colate erano scese verso sud, avevano investito numerosi centri abitati e avevano infine raggiunto Catania e il mare, modificando profondamente il territorio.

I Monti Rossi come laboratorio naturale
Per Spallanzani i Monti Rossi rappresentavano un caso scientifico eccezionale. La loro formazione durante l’eruzione del 1669 era documentata storicamente e consentiva quindi di mettere in relazione l’età dell’apparato vulcanico con le caratteristiche delle rocce, delle scorie, delle sabbie e della vegetazione che lentamente tornava a colonizzare il terreno.

Dal Monte Rosso a San Nicolò La Rena

Concluso lo studio dei Monti Rossi, Spallanzani riprese il cammino verso nord. Intorno a mezzogiorno del 3 settembre raggiunse l’antico Monastero di San Nicolò La Rena, situato sulle pendici dell’Etna sopra Nicolosi.

Lo descrisse come un luogo tradizionalmente utilizzato per offrire ospitalità ai viaggiatori diretti verso il vulcano. Al tempo della visita di Spallanzani l’antico complesso aveva già attraversato secoli di terremoti, eruzioni e ricostruzioni e i monaci benedettini avevano da tempo trasferito la loro sede principale a Catania.

Il naturalista osservò anche qui le conseguenze dell’eruzione del 1669. I terreni circostanti erano stati ricoperti dalle sabbie vulcaniche provenienti dalle bocche eruttive dei Monti Rossi ma, nel corso di oltre un secolo, una parte di quei materiali aveva progressivamente dato origine a terreni sui quali era tornata la coltivazione.

Dopo una breve sosta e una refezione presso San Nicolò La Rena, Spallanzani continuò il viaggio verso le zone più elevate dell’Etna.

Verso la sommità dell’Etna

Lasciato il territorio più direttamente legato a Nicolosi, Spallanzani attraversò progressivamente le diverse fasce altitudinali dell’Etna. Osservò dapprima la regione caratterizzata dalla vegetazione arborea e successivamente gli ambienti più elevati, dove il paesaggio diventava sempre più spoglio e dominato dalle lave.

L’ascesa presentò notevoli difficoltà. Lo scienziato dovette attraversare anche prodotti delle recentissime eruzioni del 1787, alcune delle cui lave conservavano ancora calore all’interno. Nonostante gli ostacoli riuscì infine a raggiungere la parte sommitale e ad osservare direttamente il grande cratere dell’Etna.

Le sue descrizioni costituiscono oggi un’importante testimonianza dello stato del vulcano alla fine del XVIII secolo, in un periodo nel quale l’Etna era già una meta celebre per viaggiatori e naturalisti europei ma le conoscenze scientifiche sulla dinamica delle eruzioni erano ancora in piena evoluzione.

Il ritorno a San Nicolò La Rena

Dopo aver raggiunto le zone più elevate del vulcano, Spallanzani tornò ancora una volta verso il territorio di Nicolosi. Nel suo racconto riferisce di aver scelto di trascorrere la notte presso San Nicolò La Rena prima di ripartire, all’alba del 5 settembre, in direzione della costa e degli Scogli dei Ciclopi.

L’antico monastero svolse quindi un ruolo concreto nell’intera escursione: non fu soltanto un luogo attraversato lungo il percorso, ma una vera base per il viaggio scientifico sull’Etna.

Spallanzani e Goethe: due viaggiatori sui Monti Rossi

Il passaggio di Spallanzani assume un interesse ancora maggiore se inserito nel contesto dei grandi viaggiatori europei che raggiunsero Nicolosi nel Settecento. Appena un anno prima, nel 1787, anche Johann Wolfgang von Goethe aveva raggiunto i Monti Rossi durante il suo viaggio in Sicilia.

Le due testimonianze sono però profondamente differenti. Goethe osservò il paesaggio etneo con la sensibilità dello scrittore e dell’uomo interessato alla natura, mentre Spallanzani affrontò il territorio soprattutto come un laboratorio scientifico all’aperto, esaminando rocce, lave, scorie, vegetazione e morfologia vulcanica.

In entrambi i casi emerge però il ruolo centrale di Nicolosi come porta d’accesso all’Etna, una funzione che il paese ha mantenuto nel corso dei secoli e che costituisce ancora oggi uno degli elementi fondamentali della sua identità.

Il valore storico della testimonianza di Spallanzani

Il racconto del viaggio di Lazzaro Spallanzani è particolarmente prezioso per la storia di Nicolosi perché restituisce un’immagine diretta del territorio alla fine del Settecento. Nei suoi scritti compaiono esplicitamente il paese, i Monti Rossi, i terreni ricoperti dai prodotti dell’eruzione del 1669 e l’antico monastero.

Si tratta quindi non soltanto della testimonianza del passaggio di un grande scienziato europeo, ma anche di una vera descrizione storica del paesaggio nicolosita a poco più di un secolo dalla più devastante eruzione che abbia interessato il territorio in epoca storica.

Per approfondire gli effetti dell’eruzione sul paese è possibile consultare anche la storia di Nicolosi e la pagina dedicata all’origine dei Monti Rossi e all’eruzione del 1669.

Personaggi storici legati a Nicolosi
Naturalisti, scrittori, sovrani e studiosi hanno attraversato nel corso dei secoli il territorio nicolosita lasciando importanti testimonianze sulla città e sull’Etna. Scopri gli altri personaggi storici legati a Nicolosi →

Fonti e approfondimenti

  • Lazzaro Spallanzani, Viaggi alle Due Sicilie e in alcune parti dell’Appennino, Pavia, 1792 e seguenti.
  • Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani, voce «Lazzaro Spallanzani».
  • Treccani – Il contributo italiano alla storia del Pensiero: Scienze, voce «Lazzaro Spallanzani».
  • Testimonianza del viaggio al Monte Etna del 1788 e descrizione del passaggio da Nicolosi, del Monte Rosso e di San Nicolò La Rena.

ARTICOLI COLLEGATI

ULTIMI ARTICOLI