Johann Gottfried Seume a Nicolosi: dai Monti Rossi alla cima dell’Etna

Johann Gottfried Seume (Poserna, 1763 – Teplitz, 1810) fu uno scrittore e viaggiatore tedesco, ricordato soprattutto per il celebre Spaziergang nach Syrakus im Jahre 1802, letteralmente Passeggiata a Siracusa nell’anno 1802. Partito dalla Germania alla fine del 1801, attraversò a piedi gran parte dell’Europa e dell’Italia fino a raggiungere la Sicilia.

Durante il viaggio di ritorno da Siracusa raggiunse Nicolosi, visitò i Monti Rossi, soggiornò nel paese e da qui partecipò a una memorabile ascensione dell’Etna insieme a cinque ufficiali britannici. A differenza di molti altri viaggiatori del Grand Tour, Seume riuscì a raggiungere la zona sommitale del vulcano, lasciando una vivace testimonianza del paese, della montagna e delle difficoltà dell’escursione.

Johann Gottfried Seume a Nicolosi in breve
Nome: Johann Gottfried Seume
Nascita: Poserna, 29 gennaio 1763
Morte: Teplitz, 13 giugno 1810
Attività: scrittore e viaggiatore
Grande viaggio: 1801-1802
Passaggio da Nicolosi: aprile 1802
Ascensione dell’Etna: notte tra il 6 e il 7 aprile 1802 circa
Luoghi visitati: Nicolosi, Monti Rossi, San Nicolò La Rena ed Etna
Opera: Spaziergang nach Syrakus im Jahre 1802

Chi era Johann Gottfried Seume

Johann Gottfried Seume nacque nel 1763 a Poserna, in Sassonia. La sua vita fu caratterizzata fin dalla giovinezza da avventure, spostamenti e vicende fuori dall’ordinario. Iniziò gli studi di teologia a Lipsia, ma li abbandonò e intraprese una vita che lo portò a viaggiare in diverse parti d’Europa e persino oltreoceano.

Nel corso degli anni acquisì una vasta cultura linguistica e letteraria e lavorò anche come correttore editoriale. Il viaggio divenne però uno degli strumenti principali attraverso cui osservava e interpretava la realtà.

A differenza di molti aristocratici che affrontavano il Grand Tour con carrozze, servitori e un’organizzazione complessa, Seume amava muoversi soprattutto a piedi. Il suo modo di viaggiare era essenziale e diretto: voleva conoscere non soltanto monumenti e paesaggi, ma anche le condizioni di vita delle persone incontrate lungo il percorso. Treccani lo ricorda proprio tra i primi viaggiatori interessati anche alla situazione sociale e politica dell’Italia.

La Passeggiata a Siracusa

Il 6 dicembre 1801 Seume partì da Grimma, vicino Lipsia, con l’obiettivo di raggiungere la Sicilia. Attraversò a piedi l’Europa centrale, le Alpi e gran parte della penisola italiana, continuando poi verso la Calabria e lo Stretto di Messina.

Il 1° aprile 1802 raggiunse finalmente Siracusa. Il viaggio non terminò però nella città siciliana: Seume intraprese immediatamente il percorso di ritorno e decise di includere tra le proprie tappe una delle esperienze che maggiormente attiravano i viaggiatori europei dell’epoca, l’ascensione dell’Etna.

Il racconto dell’intero itinerario venne pubblicato nel 1803 con il titolo Spaziergang nach Syrakus im Jahre 1802 e rese Seume uno degli scrittori di viaggio tedeschi più conosciuti della sua generazione.

L’arrivo sul versante di Nicolosi

Per affrontare l’Etna dal versante meridionale Seume seguì l’itinerario tradizionalmente utilizzato dai viaggiatori dell’epoca. Raggiunse l’area dell’antico Monastero di San Nicolò La Rena, situato sopra Nicolosi, e organizzò da qui l’escursione.

Nel suo racconto scrive di aver fatto inviare il proprio mulo e la guida a Nicolosi, dove gli sarebbero stati assicurati alloggio e assistenza. Il paese costituiva evidentemente il principale centro logistico per chi voleva affrontare il vulcano.

Mentre si trovava presso San Nicolò La Rena venne inoltre informato dell’arrivo di un gruppo di viaggiatori inglesi intenzionati a compiere la stessa ascensione.

Seume sale sui Monti Rossi

Prima di raggiungere Nicolosi, Seume decise di compiere un’escursione sui Monti Rossi, formatisi durante la devastante eruzione dell’Etna del 1669.

Il viaggiatore osservò correttamente che il loro nome poteva derivare dalla colorazione dei materiali vulcanici e raccontò che erano necessari circa quindici minuti per raggiungerne la parte superiore.

Dalla cima rimase impressionato soprattutto dalla possibilità di osservare chiaramente il percorso dell’immensa colata del 1669. Quella lava, nata proprio nell’area dei Monti Rossi, aveva percorso il versante meridionale dell’Etna, distrutto numerosi abitati, raggiunto Catania e infine il mare.

I Monti Rossi secondo Seume
Seume racconta che dalle loro sommità era possibile godere di una «magnifica vista» e seguire ancora chiaramente l’enorme percorso della lava del 1669 fino verso Catania e il mare.

L’incontro con gli ufficiali inglesi

Mentre scendeva dai Monti Rossi, Seume incontrò due inglesi che provenivano da Nicolosi e avevano compiuto la stessa passeggiata.

Scoprì così che facevano parte di un gruppo di cinque ufficiali della guarnigione britannica di Malta: un maggiore, un capitano e tre tenenti. Provenivano da Napoli e avevano deciso di approfittare del viaggio per tentare a loro volta l’ascesa dell’Etna.

Gli inglesi accolsero con entusiasmo la possibilità che lo scrittore tedesco si unisse alla spedizione. Seume recuperò quindi i propri bagagli e scese insieme a loro verso la locanda di Nicolosi, dove la sua guida era già stata sistemata.

La testimonianza è interessante perché documenta chiaramente l’esistenza, già all’inizio dell’Ottocento, di una vera organizzazione locale legata alle escursioni: guide, muli, alloggi e rifornimenti venivano coordinati nel paese prima della partenza verso la montagna.

La notte nella locanda di Nicolosi

A Nicolosi Seume trascorse alcune ore insieme ai cinque ufficiali britannici. Il gruppo aveva fatto arrivare da Catania anche il gestore della locanda del Leone d’Oro, incaricato di organizzare i rifornimenti necessari per l’escursione.

Il racconto di Seume restituisce un’atmosfera molto diversa dalle solenni descrizioni scientifiche dell’Etna. Nella locanda i sei viaggiatori passarono la serata raccontando avventure militari e aneddoti personali, cercando poi di dormire qualche ora prima della partenza.

Poco prima di mezzanotte arrivarono le guide. La piccola spedizione era ormai pronta.

La carovana che parte da Nicolosi
La spedizione era composta da sei viaggiatori stranieri, due guide munite di lanterne e un uomo incaricato di trasportare le provviste. Seume colloca la partenza intorno alla mezzanotte tra il 6 e il 7 aprile 1802, precisando però nel proprio racconto di non essere completamente sicuro della data.

La curiosa attrezzatura degli inglesi

Un episodio particolarmente divertente riguarda l’abbigliamento scelto dagli ufficiali britannici per affrontare la neve.

Gli inglesi erano arrivati a Nicolosi indossando normali stivali. Nel paese decisero però di sostituirli con scarpe sulle quali infilarono enormi calze di lana, acquistate addirittura in Olanda proprio in previsione dell’ascensione dell’Etna.

Seume guardò con ironia quella preparazione. Lui continuò invece a utilizzare i robusti stivali con i quali aveva percorso a piedi migliaia di chilometri dalla Germania alla Sicilia.

Alla fine fu proprio la soluzione dello scrittore a rivelarsi più efficace: durante la discesa alcune delle grandi calze degli inglesi si strapparono e diversi ufficiali subirono dolorosi problemi ai piedi provocati dal freddo.

L’ascesa notturna dell’Etna

La carovana lasciò Nicolosi durante la notte. Il tempo, che nel pomeriggio era stato piovoso e incerto, iniziò a migliorare proprio mentre il gruppo si metteva in cammino.

Dopo aver attraversato la fascia boscosa, i viaggiatori continuarono progressivamente verso le regioni superiori del vulcano. Qui il terreno diventava sempre più difficile e la neve ancora abbondante.

Seume affrontò il percorso con grande resistenza fisica. Il viaggio a piedi attraverso l’Europa gli aveva evidentemente fornito una preparazione molto diversa rispetto agli altri membri della spedizione.

La salita continuò fino alla zona sommitale, permettendo allo scrittore di realizzare ciò che molti altri celebri viaggiatori, a causa del maltempo o della neve, non erano riusciti a fare: raggiungere il cratere dell’Etna.

Seume sulla cima dell’Etna

Arrivato sul bordo della zona sommitale, Seume osservò un ambiente completamente diverso da quello lasciato poche ore prima a Nicolosi.

Nonostante la presenza del sole e il calore proveniente dal vulcano, l’aria era estremamente fredda. Vicino al cratere trovò materiali vulcanici caldi nei quali lui e i compagni poterono riscaldare i piedi.

Seduto accanto a una parete rocciosa contemplò il panorama verso Catania e Paternò. Da quella quota l’intero versante meridionale dell’Etna appariva minuscolo.

I Monti Rossi visti dalla cima dell’Etna
Guardando verso Nicolosi, Seume scrisse che i Monti Rossi sembravano quasi dei cumuli di terra prodotti dalle talpe. Intorno a essi vedeva disseminati gli innumerevoli coni secondari dell’Etna, descritti poeticamente come la grande famiglia ormai spenta del vulcano ancora vivo.

È una delle immagini più suggestive del suo racconto: poche ore prima aveva osservato l’Etna dalla cima dei Monti Rossi; adesso, dal grande vulcano, guardava dall’alto quegli stessi coni e il territorio di Nicolosi.

Il ricordo dell’eruzione del 1669

Anche dalla sommità Seume tornò con il pensiero alla grande eruzione del 1669. Sapeva che l’ultimo evento veramente catastrofico sul versante meridionale aveva avuto origine proprio vicino a Nicolosi.

Nel suo racconto osservò che la grande bocca eruttiva si era aperta a notevole distanza dal cratere principale. Per lui questo dimostrava quanto fosse difficile prevedere dove l’Etna avrebbe potuto aprire nuove fratture in futuro.

L’osservazione conferma ancora una volta quanto i Monti Rossi rappresentassero per i viaggiatori dell’epoca un elemento fondamentale per interpretare la natura dell’Etna e la capacità del vulcano di modificare improvvisamente il territorio.

Una discesa tra neve e temporale

La discesa fu particolarmente movimentata. La neve consentiva in alcuni punti di scendere rapidamente, ma il gruppo dovette affrontare freddo intenso, nebbia e un temporale che si sviluppava a quote inferiori.

Seume raccontò con stupore di vedere i lampi sotto di sé: la carovana si trovava ancora così in alto da osservare il temporale svilupparsi a una quota inferiore rispetto ai viaggiatori.

Una volta rientrati nella fascia boscosa, gli uomini poterono finalmente fermarsi vicino al fuoco. Gli ufficiali inglesi cominciarono proprio in quel momento ad accusare gli effetti della propria discutibile scelta di calzature.

Il ritorno a Nicolosi

Terminata la parte più difficile dell’escursione, Seume e i compagni continuarono a scendere attraverso la fascia boscosa mentre il temporale si spostava verso Catania.

Il gruppo raggiunse infine nuovamente Nicolosi. Qui li attendeva un abbondante pasto organizzato dal gestore del Leone d’Oro di Catania.

Dopo aver mangiato, la compagnia si separò. I cinque ufficiali britannici tornarono verso Catania, mentre Seume proseguì direttamente verso Taormina, continuando il lungo viaggio di ritorno attraverso la Sicilia e l’Italia.

Nicolosi rappresentò quindi per lui non una semplice località attraversata, ma una vera base dell’intera ascensione: qui trovò la locanda, incontrò i compagni di viaggio, organizzò le guide, preparò l’equipaggiamento e tornò dopo aver raggiunto la cima.

Un viaggiatore diverso dagli altri

Seume occupa una posizione particolare tra i grandi viaggiatori che raggiunsero Nicolosi tra Settecento e Ottocento.

Non era un aristocratico impegnato nel tradizionale Grand Tour e nemmeno un naturalista arrivato esclusivamente per studiare le rocce. Era soprattutto un camminatore indipendente, abituato a viaggiare con mezzi ridotti e interessato alla vita quotidiana delle persone tanto quanto ai monumenti o ai paesaggi.

Questo rende il suo racconto particolarmente vivo. La Nicolosi descritta da Seume non è soltanto il paese ai piedi dell’Etna: è un luogo dove si trovano locande, guide, muli, rifornimenti e gruppi internazionali di viaggiatori che si preparano ad affrontare insieme la montagna.

Nicolosi come Porta dell’Etna all’inizio dell’Ottocento

La testimonianza del 1802 permette di comprendere quanto fosse ormai consolidata la funzione di Nicolosi quale Porta dell’Etna.

Appena pochi decenni prima, viaggiatori come Patrick Brydone, Jean-Pierre Houël, Friedrich Münter, Johann Wolfgang von Goethe e Lazzaro Spallanzani avevano attraversato lo stesso territorio. Con Seume vediamo però emergere ancora più chiaramente una rete di servizi destinata agli stranieri.

Le guide erano disponibili nel territorio, le locande potevano ospitare i viaggiatori, era possibile procurarsi muli e provviste e le informazioni sulla montagna circolavano tra Nicolosi, Catania e San Nicolò La Rena.

Quella tradizione sarebbe stata ulteriormente sviluppata durante l’Ottocento grazie soprattutto all’attività di Mario Gemmellaro e alla progressiva organizzazione delle guide dell’Etna.

Seume e gli altri grandi viaggiatori di Nicolosi

Il racconto di Seume si inserisce in una straordinaria serie di testimonianze lasciate tra la seconda metà del Settecento e l’inizio dell’Ottocento.

Nel 1785 Friedrich Münter aveva definito Nicolosi il luogo dove terminavano le abitazioni umane; nel 1787 Johann Wolfgang von Goethe aveva contemplato dai Monti Rossi la «selva di Nicolosi»; nel 1788 Lazzaro Spallanzani aveva studiato scientificamente gli stessi coni vulcanici.

Seume arrivò nel 1802 e aggiunse un nuovo elemento a questa storia: il racconto dettagliato di un’intera spedizione organizzata da Nicolosi fino alla cima dell’Etna.

Considerate insieme, queste testimonianze permettono oggi di ricostruire quasi anno dopo anno la progressiva trasformazione di Nicolosi in uno dei principali centri europei per l’esplorazione del vulcano.

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Fonti e approfondimenti

  • Johann Gottfried Seume, Spaziergang nach Syrakus im Jahre 1802, 1803.
  • Treccani, voce «Johann Gottfried Seume».
  • Projekt Gutenberg, testo integrale dello Spaziergang nach Syrakus.
  • TextGrid Repository, edizione digitale dell’opera di Seume.

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