Jean-Pierre Houël (Rouen, 1735 – Parigi, 1813) fu un pittore, incisore e viaggiatore francese, tra i più importanti interpreti figurativi della Sicilia del Settecento. Durante il lungo soggiorno compiuto nell’isola tra il 1776 e il 1779 percorse anche il territorio dell’Etna, raggiungendo Nicolosi e dedicando particolare attenzione ai Monti Rossi, nati durante la grande eruzione del 1669.
Houël non si limitò a descrivere ciò che vedeva. Disegnò il paesaggio nicolosita, rappresentò i coni vulcanici e tentò persino di spiegare graficamente la loro struttura interna. Le sue tavole costituiscono quindi una straordinaria testimonianza visiva di come apparivano Nicolosi e i Monti Rossi nella seconda metà del XVIII secolo, prima delle profonde trasformazioni del paesaggio avvenute nei secoli successivi.
Nascita: Rouen, 1735
Morte: Parigi, 1813
Attività: pittore, incisore, disegnatore e scrittore di viaggio
Viaggio in Sicilia: 1776-1779
Luoghi legati a Nicolosi: abitato di Nicolosi, Monti Rossi ed Etna
Opera principale: Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malte et de Lipari
Pubblicazione: Parigi, 1782-1787
Chi era Jean-Pierre Houël
Jean-Pierre Houël nacque a Rouen nel 1735. Ancora giovanissimo studiò disegno presso la scuola diretta da Jean-Baptiste Descamps e successivamente approfondì l’architettura, l’incisione e la pittura.
Trasferitosi a Parigi, si specializzò nella rappresentazione del paesaggio e frequentò alcuni degli ambienti culturali più importanti dell’Illuminismo francese. Entrò inoltre in contatto con artisti e intellettuali vicini al mondo degli Enciclopedisti.
Grazie a una pensione reale poté soggiornare in Italia tra il 1769 e il 1772. Fu però soprattutto il successivo grande viaggio nel Mediterraneo a rendere il suo nome indissolubilmente legato alla Sicilia.
Il grande viaggio in Sicilia
Nel 1776 Houël tornò in Italia e raggiunse la Sicilia. Il suo non fu un soggiorno breve: percorse l’isola per circa tre anni, osservando città, siti archeologici, paesaggi, fenomeni naturali, costumi e tradizioni della popolazione.
L’artista viaggiava con un obiettivo ambizioso: realizzare una grande opera capace di raccontare la Sicilia attraverso immagini e testi. Durante gli spostamenti eseguì centinaia di disegni e gouache che, una volta rientrato in Francia, utilizzò come base per le incisioni destinate al suo Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malte et de Lipari.
L’opera fu pubblicata a Parigi in quattro grandi volumi e rappresenta ancora oggi una delle più importanti testimonianze figurative sulla Sicilia del XVIII secolo.
Houël arriva nel territorio di Nicolosi
Nel corso delle sue esplorazioni dell’Etna, Houël raggiunse anche Nicolosi. Per chi intendeva salire sul versante meridionale del vulcano, il paese rappresentava già nel Settecento uno dei principali punti di passaggio prima di inoltrarsi verso i boschi e le regioni più elevate della montagna.
L’interesse dell’artista fu immediatamente attirato dai Monti Rossi, il grande apparato vulcanico formatosi poco più di un secolo prima durante l’eruzione dell’Etna del 1669.
Questi coni erano particolarmente interessanti per Houël perché permettevano di osservare un fenomeno vulcanico relativamente recente e del quale erano ancora disponibili numerose testimonianze storiche.
La veduta di Nicolosi e dei Monti Rossi
Una delle testimonianze più importanti lasciate da Houël è la tavola dedicata a Nicolosi e al Monte Rosso, pubblicata nel secondo volume del Voyage pittoresque.
L’immagine rappresenta i Monti Rossi osservati dalla campagna circostante. I due rilievi appaiono come una grande struttura a doppia cima, mentre nelle vicinanze è possibile distinguere anche una parte dell’abitato di Nicolosi, immerso nella vegetazione.
La tavola possiede oggi un eccezionale valore documentario. Ci consente infatti di osservare come appariva il territorio circa un secolo dopo l’eruzione del 1669 e molto prima della formazione dell’attuale paesaggio boschivo.
Perché si chiamavano Monti Rossi
Houël ci ha lasciato anche una delle testimonianze settecentesche più interessanti sull’origine del nome Monte Rosso, denominazione con la quale all’epoca veniva frequentemente indicato l’apparato oggi conosciuto come Monti Rossi.
L’artista osservò che alcune delle bocche erano formate da materiali vulcanici di colore rossastro. Proprio questa caratteristica, secondo la sua testimonianza, aveva determinato l’attribuzione del nome.
Salendo sui coni, Houël notò tuttavia che i materiali non erano uniformemente rossi, ma presentavano strati di sabbie e prodotti vulcanici di differenti colori.
La sua descrizione è particolarmente importante perché dimostra che già nel XVIII secolo il nome era espressamente collegato alla colorazione dei materiali eruttivi. Per approfondire è possibile consultare la pagina dedicata all’origine e all’etimologia dei Monti Rossi.
I Monti Rossi come laboratorio scientifico
Houël non guardava il paesaggio soltanto con gli occhi del pittore. La sua formazione nel disegno e nell’architettura lo portò a cercare una rappresentazione quasi scientifica dei fenomeni vulcanici.
Ai Monti Rossi dedicò infatti diverse tavole. Alcune sono vere vedute paesaggistiche; altre cercano invece di rappresentare la pianta, la sezione e la struttura interna dei coni vulcanici.
In una delle immagini l’artista combina la vista dall’alto delle bocche con il loro profilo laterale. In altre utilizza sezioni ideali del terreno per tentare di spiegare il percorso seguito dai materiali vulcanici nel sottosuolo.
Il Monte Rosso e l’eruzione del 1669
Houël considerava il Monte Rosso una delle bocche secondarie più celebri dell’intero Etna. La ragione era evidente: da quell’area aveva avuto origine la grande eruzione del 1669.
La colata, dopo essersi sviluppata immediatamente a nord dell’antico abitato di Nicolosi, era scesa lungo il versante meridionale del vulcano, aveva distrutto numerosi centri e aveva infine raggiunto Catania e il mare.
Quando Houël visitò il luogo erano trascorsi poco più di cento anni dall’evento. Le tracce dell’eruzione erano quindi ancora estremamente evidenti nel paesaggio e rappresentavano un’occasione eccezionale per osservare gli effetti di un’eruzione storicamente documentata.
Nicolosi nel Settecento vista da Houël
La veduta di Houël assume un’importanza particolare anche per la storia urbana di Nicolosi. Dietro e accanto ai grandi coni vulcanici l’artista rappresentò infatti parte dell’abitato e la vegetazione circostante.
Il paese appare inserito in un territorio fortemente agricolo e caratterizzato dalla presenza di numerosi alberi. Il contrasto con le superfici vulcaniche dei Monti Rossi rende particolarmente evidente quella convivenza tra fertilità e vulcanismo che da secoli caratterizza la storia del territorio etneo.
Si tratta di una documentazione particolarmente preziosa perché precede di molti decenni l’invenzione della fotografia e costituisce quindi una delle fonti visive più antiche per ricostruire l’aspetto storico del paesaggio di Nicolosi.
L’ascesa all’Etna
Dopo aver studiato l’area di Nicolosi e dei Monti Rossi, Houël proseguì il proprio itinerario verso le quote superiori dell’Etna.
Come altri viaggiatori del Settecento attraversò progressivamente le differenti fasce della montagna, passando dalla zona abitata e coltivata ai boschi e successivamente agli ambienti vulcanici privi di vegetazione.
Anche questa parte dell’esperienza venne ampiamente documentata nel Voyage pittoresque. Houël rappresentò grotte, lave, crateri e vedute panoramiche dell’Etna, creando una delle più ricche documentazioni visive settecentesche dedicate al vulcano.
Biagio Motta, il “Ciclope” dell’Etna
Nel racconto e nelle immagini dedicate all’ascensione compare anche una figura particolarmente interessante per la storia delle guide etnee: Biagio Motta, chiamato da Houël “il Ciclope”.
Le guide erano indispensabili per affrontare l’Etna. Conoscevano sentieri, colate, grotte e punti nei quali era possibile trovare riparo e accompagnavano i viaggiatori attraverso un ambiente privo della segnaletica e delle infrastrutture che caratterizzano oggi la montagna.
Il ritratto lasciato da Houël contribuisce quindi a documentare anche un’altra componente importante della storia etnea: la nascita di una vera tradizione professionale delle guide dell’Etna.
Il Voyage pittoresque
Tornato in Francia, Houël trasformò la grande quantità di materiale raccolto durante il viaggio nella sua opera più importante: il Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malte et de Lipari.
I quattro volumi riunivano descrizioni e numerose tavole dedicate alle antichità, ai paesaggi, agli abitanti e ai fenomeni naturali della Sicilia, di Malta e delle isole Eolie.
Houël realizzò personalmente sia i testi sia gran parte delle immagini e delle incisioni. Questo rende l’opera particolarmente coerente: ciò che viene descritto attraverso le parole trova frequentemente una spiegazione visiva nelle tavole che accompagnano il racconto.
Numerosi disegni originali furono successivamente acquistati dalle grandi collezioni europee. Una parte importante si trova oggi al Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo, mentre altre opere sono conservate, tra gli altri luoghi, al Louvre.
Houël prima di Goethe e Spallanzani
La testimonianza di Houël precede quelle di alcuni dei più celebri visitatori dei Monti Rossi. Nel 1787 Johann Wolfgang von Goethe raggiunse lo stesso luogo durante il proprio viaggio in Sicilia.
L’anno successivo anche il naturalista Lazzaro Spallanzani arrivò a Nicolosi e studiò dettagliatamente il Monte Rosso prima di proseguire verso la sommità dell’Etna.
Le testimonianze dei tre uomini sono molto diverse ma complementari: Houël rappresentò il territorio attraverso le immagini, Goethe attraverso la letteratura e Spallanzani attraverso l’osservazione scientifica.
Considerate insieme, costituiscono una straordinaria documentazione della Nicolosi e dell’Etna della seconda metà del Settecento.
Perché Houël è importante per Nicolosi
Il valore di Jean-Pierre Houël per la storia di Nicolosi è soprattutto documentario. Le sue tavole ci permettono di osservare concretamente un paesaggio che non esiste più nelle stesse forme.
Nelle sue immagini possiamo riconoscere i Monti Rossi prima dei grandi rimboschimenti, parte dell’abitato settecentesco, la vegetazione e la relazione tra il paese e il grande apparato vulcanico nato nel 1669.
Houël rappresenta quindi non soltanto uno dei grandi viaggiatori del Grand Tour, ma anche una delle fonti iconografiche più importanti per ricostruire la storia del paesaggio di Nicolosi.
Fonti e approfondimenti
- Jean-Pierre Houël, Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malte et de Lipari, Parigi, XVIII secolo.
- Volcanoes Visual History – Università Roma Tre, tavole di Houël dedicate all’Etna e ai Monti Rossi.
- Musée du Louvre, collezione di disegni di Jean-Pierre Houël relativi al Voyage pittoresque.
- Musée des Beaux-Arts de Rouen, Jean-Pierre Houël e il suo viaggio in Italia e Sicilia.
