Guy de Maupassant a Nicolosi: l’ascensione dell’Etna del 1885

Guy de Maupassant (1850-1893), uno dei maggiori scrittori francesi dell’Ottocento e autore di opere celebri come Bel-Ami, Una vita e numerosi racconti, visitò la Sicilia nella primavera del 1885. Durante il soggiorno sull’isola raggiunse anche Nicolosi, utilizzando il paese come punto di partenza per una memorabile ascensione dell’Etna.

Il racconto lasciato dallo scrittore costituisce una preziosa testimonianza sulla Nicolosi della fine dell’Ottocento. Maupassant descrive il viaggio da Catania, il paesaggio modellato dalle lave, l’arrivo nel paese, l’organizzazione delle guide e dei muli e la successiva salita attraverso la colata del 1882 fino alla Casa Inglese e al grande cratere sommitale.

Guy de Maupassant a Nicolosi in breve
Nome completo: Henri-René-Albert-Guy de Maupassant
Nascita: 5 agosto 1850
Morte: Parigi, 6 luglio 1893
Attività: scrittore e giornalista
Viaggio in Sicilia: maggio 1885
Passaggio da Nicolosi: maggio 1885
Itinerario: Catania, Nicolosi, versante meridionale dell’Etna, Casa del Bosco, Casa Inglese e cratere sommitale
Opera di riferimento: racconto del viaggio in Sicilia, successivamente confluito in La Vie errante

Chi era Guy de Maupassant

Guy de Maupassant nacque nel 1850 in Normandia e fu uno dei principali rappresentanti della narrativa francese della seconda metà dell’Ottocento. Fondamentale per la sua formazione fu il rapporto con Gustave Flaubert, amico della famiglia e vero maestro letterario dello scrittore.

La notorietà arrivò nel 1880 con il racconto Boule de suif. Nel giro di appena un decennio Maupassant pubblicò centinaia di novelle e diversi romanzi, imponendosi come uno dei grandi osservatori della società europea del tempo.

Il 1885, anno del viaggio in Sicilia, coincise con uno dei momenti più importanti della sua carriera. Proprio in quell’anno veniva pubblicato Bel-Ami, destinato a diventare uno dei suoi romanzi più celebri.

Accanto alla narrativa, Maupassant coltivava una grande passione per il viaggio. Visitò numerose regioni del Mediterraneo e trasformò spesso le proprie esperienze in resoconti nei quali paesaggio, impressioni personali e osservazione della società si intrecciano continuamente.

Il viaggio in Sicilia del 1885

Maupassant raggiunse la Sicilia nel maggio del 1885. Il viaggio lo portò a visitare Palermo, Monreale, Agrigento, Messina, le isole Eolie, Taormina, Catania e Siracusa, oltre ad alcuni dei paesaggi naturali più spettacolari dell’isola.

La Sicilia lo affascinò profondamente per la sovrapposizione di culture, monumenti e ambienti naturali. Nei suoi scritti la descrisse come una terra nella quale l’eredità greca, araba, normanna e mediterranea conviveva con paesaggi di eccezionale intensità.

Tra tutte le esperienze del viaggio, l’incontro con i vulcani ebbe un ruolo particolarmente importante. Maupassant visitò dapprima Vulcano, nelle isole Eolie, e successivamente decise di affrontare il gigante che dominava la Sicilia orientale: l’Etna.

Da Taormina a Catania sotto lo sguardo dell’Etna

Prima dell’ascensione, Maupassant osservò più volte l’Etna durante il viaggio lungo la costa orientale. Da Taormina la grande montagna innevata dominava il panorama, mentre avvicinandosi a Catania il paesaggio mostrava sempre più chiaramente le conseguenze delle eruzioni.

Lo scrittore rimase particolarmente colpito dalla quantità di lava presente lungo il territorio. Descrisse colate ormai ricoperte da vegetazione accanto ad altre ancora nere e quasi intatte, evidenziando il continuo processo attraverso cui la natura riconquistava progressivamente le superfici vulcaniche.

Arrivato a Catania, soggiornò al Grand-Hôtel. Fu grazie alla disponibilità del proprietario, indicato nel racconto come signor Ragusa e membro del Club Alpino, che Maupassant poté organizzare con facilità l’escursione verso la montagna.

Da Catania a Nicolosi

La prima parte dell’ascensione venne compiuta in carrozza. Maupassant lasciò Catania e iniziò a risalire lentamente il versante meridionale dell’Etna attraversando campi, giardini e terreni formati dalla progressiva disgregazione delle antiche lave.

La strada tagliava in più punti enormi colate vulcaniche. Lo scrittore osservò come il colore dominante del terreno fosse il nero e rimase impressionato dal contrasto tra le superfici laviche e la rigogliosa vegetazione cresciuta sulle colate più antiche.

Dopo circa tre ore di salita la carrozza raggiunse finalmente Nicolosi.

Nicolosi secondo Maupassant
«l’ultimo paese ai piedi dell’Etna»
Guy de Maupassant, racconto del viaggio in Sicilia, 1885

Maupassant collocava Nicolosi a circa 700 metri di altitudine e a quattordici chilometri da Catania. Ma più dei dati geografici è importante il ruolo che attribuisce al paese: Nicolosi rappresenta ancora una volta, come nei racconti di tanti viaggiatori precedenti, il vero punto di passaggio tra il territorio abitato e l’Etna.

A Nicolosi si cambia mezzo di trasporto

Arrivato in paese, il viaggio in carrozza terminò. Da quel momento la montagna richiedeva un’organizzazione completamente diversa.

Maupassant racconta che a Nicolosi vennero procurati guide, muli, coperte, calze e guanti di lana. Il dettaglio è particolarmente interessante perché mostra quanto fosse ormai strutturato, alla fine dell’Ottocento, il sistema locale dedicato ai viaggiatori diretti verso il vulcano.

Il paese forniva tutto ciò che serviva per affrontare l’Etna: uomini capaci di conoscere i percorsi, animali da trasporto, indumenti adatti alle forti escursioni termiche e l’equipaggiamento necessario per trascorrere molte ore in montagna.

Erano trascorsi ormai decenni dall’opera di Mario Gemmellaro, che all’inizio dell’Ottocento aveva contribuito a organizzare in maniera più sistematica guide e mulattieri dell’Etna. Nel 1885 quella tradizione era diventata parte integrante dell’identità turistica di Nicolosi.

La partenza da Nicolosi

Quando Maupassant lasciò Nicolosi erano circa le quattro del pomeriggio. Il sole era ancora molto forte e il contrasto con il freddo che avrebbe incontrato poche ore più tardi sulle quote superiori dell’Etna sarebbe stato impressionante.

I muli procedevano lentamente nella polvere. Uno degli animali trasportava bagagli e provviste e, secondo la vivace descrizione dello scrittore, sembrava quasi rassegnato a dover compiere ancora una volta quel lungo e faticoso viaggio verso la montagna.

Intorno al gruppo si estendevano inizialmente vigneti coltivati direttamente sui terreni vulcanici. Maupassant osservò vigne giovani e vecchie, testimonianza della straordinaria fertilità che la lava acquisisce progressivamente dopo essere stata trasformata dall’azione del tempo.

I Monti Rossi lungo il percorso

Proseguendo da Nicolosi verso le quote superiori, Maupassant lasciò sulla propria sinistra i Monti Rossi, il grande apparato vulcanico nato durante la devastante eruzione dell’Etna del 1669.

Prima ancora di iniziare l’ascensione lo scrittore aveva ricordato quell’eruzione nella propria sintetica storia dell’Etna, sottolineando come proprio nel 1669 fossero improvvisamente sorte due grandi montagne: i Monti Rossi.

Il paesaggio mostrava inoltre una quantità enorme di altri coni vulcanici secondari. Le guide li indicavano come i “figli dell’Etna”, disseminati sui fianchi della grande montagna.

La descrizione conferma quanto il territorio di Nicolosi fosse percepito dai viaggiatori non come semplice base logistica, ma come parte integrante dell’esperienza vulcanica.

La colata del 1882

Uno dei momenti che maggiormente impressionarono Maupassant fu l’attraversamento della grande colata lavica del 1882, un’eruzione avvenuta appena tre anni prima del suo viaggio.

Lo scrittore si trovò davanti a una distesa immensa di lava ancora quasi completamente priva di vegetazione. La descrisse come un enorme fiume nero pietrificato che aveva percorso vallate e pianure prima di arrestarsi quando l’alimentazione dell’eruzione era terminata.

Per un visitatore del 1885 quella colata non apparteneva ancora alla storia lontana del vulcano: era una ferita recentissima nel paesaggio e mostrava in maniera immediata la capacità dell’Etna di trasformare il territorio.

Un paesaggio in continua trasformazione
Maupassant vide contemporaneamente colate antiche già trasformate in fertili vigneti e la lava del 1882 ancora nera e sterile. Nel giro di pochi chilometri poteva quindi osservare differenti fasi della lenta riconquista del terreno vulcanico da parte della vegetazione.

La tempesta e la Casa del Bosco

Continuando a salire il paesaggio cambiò rapidamente. Dopo aver attraversato una zona boscosa, il gruppo venne investito da un vento violentissimo.

Maupassant e i compagni cercarono inizialmente riparo dietro un muro di lava, attendendo inutilmente che la tempesta diminuisse. Con l’arrivo della notte la temperatura cominciò a scendere rapidamente e il freddo diventò sempre più intenso.

L’escursione dovette quindi essere temporaneamente interrotta presso la Casa del Bosco, una modesta costruzione abitata da alcuni boscaioli. La guida giudicò troppo pericoloso continuare durante la tempesta.

I viaggiatori furono accolti all’interno della capanna, dove trascorsero alcune ore cercando di riposare mentre il vento faceva tremare l’intera struttura.

Il contrattempo impedì a Maupassant di assistere al tradizionale spettacolo del sorgere del sole dalla cima dell’Etna, una delle principali attrazioni ricercate dai viaggiatori dell’Ottocento.

Verso la Casa Inglese

Con l’arrivo del giorno il vento diminuì e la spedizione poté riprendere il cammino.

Il paesaggio era ormai completamente differente da quello lasciato a Nicolosi. Maupassant entrò nella regione più alta e desolata dell’Etna, caratterizzata da grandi superfici nere alternate a vaste distese di neve.

Il contrasto tra lava e neve produsse nello scrittore una delle impressioni più forti dell’intera escursione. Descrisse la zona come una regione morta, contemporaneamente bianca e nera, terribile e magnifica.

Anche i muli incontrarono gravi difficoltà: in diversi punti la crosta superficiale della neve cedeva sotto il loro peso e gli animali sprofondavano improvvisamente fino al petto.

Dopo circa quattro ore di cammino il gruppo raggiunse finalmente la Casa Inglese, piccolo edificio in pietra quasi sepolto dalla neve ai piedi dell’ultimo cono dell’Etna.

La Casa Inglese e Mario Gemmellaro

La Casa Inglese che Maupassant trovò nel 1885 rappresentava una delle più importanti eredità della tradizione scientifica e turistica nata a Nicolosi nella prima metà dell’Ottocento.

La struttura era stata realizzata grazie anche all’opera del vulcanologo nicolosita Mario Gemmellaro e al sostegno di ufficiali britannici. Per decenni aveva offerto riparo a studiosi e viaggiatori che volevano raggiungere la cima del vulcano.

Maupassant ricorda che proprio lì i viaggiatori erano soliti trascorrere la notte prima dell’ultima salita, in modo da raggiungere il cratere in tempo per osservare il sorgere del sole.

Nel suo caso, a causa della tempesta della sera precedente, il gruppo arrivò alla Casa Inglese soltanto durante il giorno e vi lasciò i muli prima di affrontare a piedi l’ultima parte del percorso.

L’ultima salita al cratere

Davanti a Maupassant si ergeva adesso l’ultimo grande cono, alto circa trecento metri. La salita fu estremamente faticosa.

Il terreno era formato da cenere vulcanica instabile: a ogni passo il piede affondava e parte del terreno scivolava verso il basso. Lo scrittore racconta che per ogni tratto guadagnato sembrava quasi di perderne una parte subito dopo.

I viaggiatori procedevano aiutandosi con bastoni ferrati, fermandosi frequentemente per riprendere fiato. Avvicinandosi alla sommità iniziarono inoltre a sentire sempre più intensamente le esalazioni di zolfo.

Dal terreno emergevano getti di fumo e alcune rocce risultavano calde al tatto. Dopo circa un’ora di salita Maupassant raggiunse finalmente una stretta piattaforma dalla quale poteva osservare il grande cratere.

Maupassant davanti al grande cratere dell’Etna

La visione del cratere rappresentò il momento culminante dell’intera escursione. Davanti allo scrittore si apriva un enorme abisso avvolto da dense esalazioni vulcaniche.

Per proteggersi dal forte odore di zolfo, Maupassant e gli altri viaggiatori dovettero coprirsi naso e bocca. Il vulcano in quel momento appariva relativamente tranquillo, ma la massa di fumo che saliva dal cratere ricordava continuamente la presenza del fuoco nascosto nelle profondità della montagna.

Ancora più sorprendente era il panorama circostante. Le nuvole coprivano gran parte della Sicilia lasciando emergere soltanto la sommità dell’Etna: Maupassant ebbe così la sensazione di trovarsi su una montagna sospesa nel cielo, circondata dall’azzurro del Mediterraneo.

Le condizioni atmosferiche gli impedirono di osservare il celebre spettacolo dell’ombra dell’Etna proiettata sull’isola al sorgere del sole, ma l’esperienza rimase comunque una delle immagini più potenti del suo viaggio siciliano.

Il ricordo di Alexandre Dumas

Nelle pagine dedicate alla cima dell’Etna, Maupassant richiama anche un altro celebre scrittore francese che aveva compiuto lo stesso viaggio mezzo secolo prima: Alexandre Dumas padre.

Dumas aveva raggiunto Nicolosi nel 1835, incontrato Mario Gemmellaro e proseguito verso la montagna. Maupassant conosceva il suo racconto e ricordò esplicitamente la descrizione entusiastica lasciata dal grande romanziere sul panorama osservabile dalla sommità.

Questo collegamento rende particolarmente interessante leggere insieme le due testimonianze: Dumas descrive la Nicolosi della prima metà dell’Ottocento, mentre Maupassant mostra lo stesso itinerario circa cinquant’anni più tardi, quando il turismo sull’Etna era ormai molto più organizzato.

Nicolosi nel 1885: una vera base per le escursioni

La testimonianza di Maupassant è particolarmente significativa per la storia del turismo a Nicolosi. Rispetto ai viaggiatori settecenteschi, che spesso dovevano affidarsi a conoscenze personali e guide reperite occasionalmente, nel 1885 il sistema appare ormai molto più strutturato.

La carrozza conduce il viaggiatore direttamente da Catania a Nicolosi; nel paese vengono procurati guide, muli, abbigliamento pesante e attrezzature; da lì parte un itinerario ormai consolidato verso le quote superiori.

Nicolosi appare quindi come una vera stazione turistica dell’Etna, funzione destinata a svilupparsi ulteriormente negli anni successivi con le attività del Club Alpino Italiano e con la crescita delle infrastrutture dedicate alle escursioni.

La definizione utilizzata da Maupassant — l’ultimo paese ai piedi del vulcano — riassume perfettamente quella funzione di Porta dell’Etna che Nicolosi aveva costruito attraverso secoli di rapporto con la montagna.

Da Goethe e Dumas a Maupassant

Quando Maupassant arrivò a Nicolosi nel 1885, il paese poteva già vantare una lunghissima tradizione di grandi viaggiatori.

Nel Settecento erano passati dal territorio Patrick Brydone, Jean-Pierre Houël, Friedrich Münter, Johann Wolfgang von Goethe e Lazzaro Spallanzani. Nell’Ottocento Alexandre Dumas aveva soggiornato nel paese e incontrato personalmente Mario Gemmellaro.

Maupassant appartiene quindi a una fase successiva di questa storia. Il suo racconto mostra come, alla fine dell’Ottocento, il viaggio sull’Etna si fosse ormai trasformato da difficile spedizione riservata a pochi studiosi e avventurieri in una vera esperienza organizzata per i viaggiatori internazionali.

La montagna rimaneva faticosa, imprevedibile e talvolta pericolosa, ma Nicolosi aveva ormai acquisito un ruolo stabile e riconosciuto nell’organizzazione delle ascensioni.

Il racconto del viaggio in Sicilia

Maupassant trasformò le impressioni raccolte durante il viaggio del 1885 in pagine dedicate alla Sicilia, pubblicate inizialmente sulla stampa francese e successivamente confluite nei suoi scritti di viaggio.

Nel 1890 una parte di queste esperienze venne raccolta in La Vie errante, volume nel quale lo scrittore riunì ricordi e impressioni dei propri viaggi nel Mediterraneo.

Le pagine dedicate all’Etna conservano un valore particolare per Nicolosi perché documentano con precisione il funzionamento di una tipica ascensione alla fine del XIX secolo: l’arrivo da Catania, il cambio di mezzo nel paese, l’impiego delle guide, la salita con i muli e la conquista finale del cratere.

Personaggi storici legati a Nicolosi
Guy de Maupassant è uno dei grandi scrittori e viaggiatori europei che hanno attraversato Nicolosi e raccontato il rapporto tra il paese e l’Etna. Scopri gli altri personaggi storici legati a Nicolosi →

Fonti e approfondimenti

  • Guy de Maupassant, scritti dedicati al viaggio in Sicilia del 1885.
  • Guy de Maupassant, La Vie errante, Parigi, 1890.
  • Treccani, voce «Guy de Maupassant».
  • Project Gutenberg, edizione delle opere complete di Guy de Maupassant contenente il racconto dell’ascensione dell’Etna.

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