Giuseppe Gemmellaro (1788-1886) fu medico e studioso dell’Etna, appartenente alla celebre famiglia Gemmellaro di Nicolosi che tra il XVIII e il XIX secolo diede un importante contributo alla conoscenza scientifica del vulcano siciliano.
Meno conosciuto dei fratelli Mario Gemmellaro e Carlo Gemmellaro, Giuseppe partecipò attivamente alla tradizione di studi vulcanologici della famiglia, osservando e descrivendo le eruzioni dell’Etna e collaborando con alcuni dei più importanti geologi europei dell’Ottocento.
Giuseppe Gemmellaro in breve
Nascita: 1788, Nicolosi (Catania)
Morte: 1886
Professione: medico
Attività scientifica: vulcanologia e osservazione delle eruzioni dell’Etna
Famiglia: fratello di Mario e Carlo Gemmellaro
Opera principale: Quadro storico topografico delle eruzioni dell’Etna
Accademia Gioenia: socio corrispondente dal 1838
Collaborazioni: Charles Lyell e altri studiosi europei dell’Etna
Le origini a Nicolosi e la famiglia Gemmellaro
Giuseppe Gemmellaro nacque a Nicolosi nel 1788, in una famiglia che avrebbe occupato un posto di primo piano nella storia degli studi scientifici sull’Etna. Era figlio di Gaetano Gemmellaro e Margherita Morabito e fratello di Mario e Carlo, entrambi protagonisti dello sviluppo della vulcanologia etnea nell’Ottocento.
L’interesse dei Gemmellaro per il vulcano aveva radici ancora precedenti. Lo zio Raimondo Gemmellaro apparteneva infatti alla prima generazione di studiosi che nel Settecento aveva iniziato a osservare e descrivere sistematicamente l’attività dell’Etna.
Crescere a Nicolosi significava inoltre vivere quotidianamente a stretto contatto con il vulcano. Il paese rappresentava già allora uno dei principali punti di partenza per le ascensioni verso le quote sommitali e un luogo di incontro per naturalisti, studiosi e viaggiatori provenienti da diversi Paesi europei.
Una famiglia di studiosi dell’Etna
Mario, Carlo e Giuseppe Gemmellaro contribuirono, con ruoli e percorsi differenti, allo sviluppo della conoscenza dell’Etna. Mario fu tra i primi osservatori sistematici del vulcano e promosse la costruzione dei primi ricoveri scientifici in alta quota; Carlo divenne professore universitario e autore della monumentale Vulcanologia dell’Etna; Giuseppe affiancò alla professione medica l’osservazione delle eruzioni e la collaborazione con importanti scienziati europei.
Gli studi di medicina e l’interesse per l’Etna
Come il fratello Carlo, Giuseppe intraprese gli studi di medicina e conseguì la laurea all’inizio dell’Ottocento. Esercitò la professione medica a Nicolosi, senza tuttavia abbandonare l’interesse per le scienze naturali e in particolare per i fenomeni vulcanici.
La medicina e la vulcanologia non rappresentavano, nell’ambiente scientifico dell’epoca, attività necessariamente separate. Molti naturalisti dell’Ottocento possedevano infatti una formazione medica e affiancavano all’esercizio della professione lo studio della geologia, della botanica, della mineralogia e dei fenomeni naturali.
Per Giuseppe Gemmellaro l’Etna costituì un vero laboratorio naturale: le eruzioni, le colate laviche e le trasformazioni del territorio venivano osservate direttamente e documentate attraverso relazioni e pubblicazioni.
Il Quadro storico topografico delle eruzioni dell’Etna
Il nome di Giuseppe Gemmellaro è legato soprattutto al Quadro storico topografico delle eruzioni dell’Etna, un’opera dedicata alla ricostruzione dell’attività eruttiva del vulcano e alla distribuzione delle colate sul territorio etneo.
L’opera viene generalmente indicata come pubblicata a Catania nel 1824, anche se alcune fonti bibliografiche riportano il 1823. Si tratta di una testimonianza importante del progressivo tentativo degli studiosi dell’Ottocento di passare dalla semplice narrazione delle eruzioni a una loro rappresentazione storica e geografica sistematica.
Attraverso lavori di questo tipo l’Etna cominciò a essere studiato non soltanto come un fenomeno spettacolare o imprevedibile, ma come un edificio vulcanico la cui evoluzione poteva essere ricostruita attraverso l’osservazione delle lave, dei crateri e delle testimonianze delle eruzioni precedenti.
L’eruzione dell’Etna del 1852
Giuseppe Gemmellaro continuò a osservare l’attività del vulcano anche negli anni successivi. Nel 1853 pubblicò il Sunto del giornale dell’eruzione dell’Etna del 1852, dedicato a una delle più importanti eruzioni etnee del XIX secolo.
L’eruzione, iniziata nell’agosto del 1852, interessò il versante orientale dell’Etna e proseguì per diversi mesi, producendo vaste colate laviche. L’evento attirò l’attenzione degli studiosi e offrì una nuova occasione per osservare direttamente l’evoluzione di un’eruzione e documentarne le diverse fasi.
La relazione di Giuseppe si inserisce quindi nella lunga tradizione di cronache scientifiche delle eruzioni elaborata dalla famiglia Gemmellaro e dagli studiosi dell’Accademia Gioenia.
Giuseppe Gemmellaro e l’Accademia Gioenia
Il rapporto di Giuseppe Gemmellaro con il mondo scientifico catanese non si limitò alle osservazioni sull’Etna. Nel 1838 divenne socio corrispondente dell’Accademia Gioenia di Scienze Naturali di Catania, istituzione fondata nel 1824 e destinata a svolgere un ruolo fondamentale nello sviluppo delle scienze naturali in Sicilia.
I suoi interessi continuarono inoltre a comprendere la medicina. Nel 1844 pubblicò, tra gli altri lavori, uno studio anatomico dedicato a un caso di malformazione congenita, testimonianza della contemporanea attività svolta nel campo medico.
Il rapporto con Charles Lyell
Uno degli aspetti più interessanti dell’attività di Giuseppe Gemmellaro riguarda i rapporti con Sir Charles Lyell, uno dei più importanti geologi del XIX secolo e figura fondamentale nello sviluppo della geologia moderna.
Lyell visitò ripetutamente la Sicilia e l’Etna per studiare la successione delle colate laviche e comprendere i processi attraverso i quali il grande edificio vulcanico si era formato nel corso del tempo. Durante le spedizioni del 1857 e del 1858, Giuseppe Gemmellaro contribuì all’organizzazione delle esplorazioni sull’Etna.
Alle ricognizioni partecipò anche Gaetano Giorgio Gemmellaro, figlio di Carlo e futuro geologo e paleontologo di fama internazionale. Nicolosi e la famiglia Gemmellaro si confermavano così un punto di riferimento per gli studiosi stranieri che giungevano in Sicilia per conoscere direttamente il vulcano.
Nicolosi, porta degli studiosi verso l’Etna
Tra il Settecento e l’Ottocento numerosi naturalisti, geologi e viaggiatori europei passarono da Nicolosi prima di intraprendere l’ascensione dell’Etna. La famiglia Gemmellaro offrì conoscenze del territorio, indicazioni, assistenza e occasioni di confronto scientifico, contribuendo a trasformare il paese in uno dei principali punti di riferimento per lo studio del vulcano.
I Gemmellaro e gli scienziati europei
Oltre a Charles Lyell, i Gemmellaro entrarono in contatto con numerosi studiosi che nell’Ottocento visitarono l’Etna. Tra questi figuravano naturalisti e geologi provenienti da Germania, Francia e Gran Bretagna, interessati a confrontare le proprie teorie con le osservazioni compiute direttamente sul vulcano.
Particolarmente significativo fu il rapporto con il geologo tedesco Wolfgang Sartorius von Waltershausen, autore della monumentale opera Der Ätna. Gli studiosi della famiglia Gemmellaro rappresentarono per questi ricercatori stranieri una preziosa fonte di conoscenze accumulate attraverso decenni di osservazione diretta del territorio.
Giuseppe Gemmellaro e Nicolosi
La figura di Giuseppe Gemmellaro è strettamente legata a Nicolosi non soltanto per la nascita e la professione medica esercitata nel paese, ma soprattutto perché appartiene a quella straordinaria tradizione scientifica sviluppatasi alle pendici meridionali dell’Etna tra Settecento e Ottocento.
Ancora oggi la memoria della famiglia è presente nella toponomastica di Nicolosi e nella storica Casa Gemmellaro, legata alla storia degli studiosi nicolositi dell’Etna e oggi inserita nel percorso culturale del paese.
Negli spazi collegati alla storica dimora ha sede il Museo Vulcanologico dell’Etna – Volcano House, dedicato alla conoscenza del vulcano e alla lunga storia delle ricerche scientifiche condotte sul territorio.
Da non confondere con Monte Gemmellaro
Il Monte Gemmellaro, cono vulcanico formatosi durante l’eruzione dell’Etna del 1886 sul versante di Nicolosi, non fu intitolato a Giuseppe. Il Club Alpino Italiano attribuì il nome al vulcanologo Carlo Gemmellaro, fratello di Giuseppe, morto nel 1866 e ricordato come uno dei maggiori studiosi ottocenteschi dell’Etna.
L’eredità scientifica di Giuseppe Gemmellaro
Giuseppe Gemmellaro non raggiunse la notorietà accademica del fratello Carlo né la fama di Mario come pioniere delle esplorazioni scientifiche dell’Etna, ma il suo contributo costituisce un tassello importante della storia della vulcanologia siciliana.
Le sue pubblicazioni sulle eruzioni, la conoscenza diretta dell’Etna e la collaborazione con studiosi come Charles Lyell mostrano come nel XIX secolo Nicolosi fosse diventata un vero punto di incontro tra la conoscenza locale del vulcano e la nascente geologia europea.
La storia di Giuseppe completa quindi quella di una famiglia che per più generazioni legò il proprio nome all’Etna, contribuendo a osservarlo, descriverlo e farlo conoscere al mondo scientifico.
Fonti e approfondimenti
Per la ricostruzione della biografia e dell’attività scientifica di Giuseppe Gemmellaro sono particolarmente utili l’Enciclopedia Italiana Treccani e il Dizionario Biografico degli Italiani nella voce dedicata a Carlo Gemmellaro, che documentano l’attività vulcanologica di Giuseppe, le sue pubblicazioni e il ruolo svolto nelle spedizioni di Charles Lyell sull’Etna.
Ulteriori informazioni biografiche provengono dagli studi dedicati alla famiglia Gemmellaro e dagli Atti dell’Accademia Gioenia di Scienze Naturali di Catania, nei quali sono documentate le opere scientifiche dello studioso.
