Friedrich Münter a Nicolosi: il viaggio sull’Etna del 1785

Friedrich Münter (Gotha, 1761 – Copenaghen, 1830) fu un teologo, storico, orientalista, archeologo e viaggiatore di origine tedesca, destinato in seguito a diventare vescovo luterano di Selandia in Danimarca. Durante un lungo viaggio di studio compiuto in Italia raggiunse anche la Sicilia e, alla fine del 1785, tentò un’ascensione invernale dell’Etna.

Il suo itinerario attraversò direttamente Nicolosi, che Münter descrisse come l’ultimo centro abitato prima della grande montagna. Da qui proseguì verso l’antico monastero di San Nicolò La Rena e visitò il Monte Rosso, lasciando una delle più interessanti descrizioni settecentesche del paesaggio nicolosita e delle conseguenze dell’eruzione del 1669.

Friedrich Münter a Nicolosi in breve
Nome completo: Friedrich Christian Carl Heinrich Münter
Nascita: Gotha, 14 ottobre 1761
Morte: Copenaghen, 9 aprile 1830
Attività: teologo, storico, orientalista, archeologo e viaggiatore
Viaggio in Sicilia: 1785-1786
Escursione sull’Etna: 28 dicembre 1785
Luoghi legati a Nicolosi: Nicolosi, Monte Rosso e San Nicolò La Rena
Opera: Nachrichten von Neapel und Sicilien, tradotta in italiano come Viaggio in Sicilia

Chi era Friedrich Münter

Friedrich Münter nacque a Gotha nel 1761 e trascorse gran parte della propria formazione a Copenaghen, dove la famiglia si trasferì quando era ancora bambino. Studiò filosofia e teologia, ma coltivò contemporaneamente interessi molto ampi che comprendevano storia, archeologia, lingue orientali, numismatica e antichità cristiane.

La sua carriera accademica lo portò successivamente all’Università di Copenaghen e, nel 1808, alla guida della diocesi luterana di Selandia. Molto prima di raggiungere queste importanti posizioni, Münter intraprese però un lungo viaggio attraverso l’Italia con finalità di studio e ricerca.

Tra il 1785 e il 1786 visitò anche la Sicilia, osservando con grande attenzione siti archeologici, istituzioni culturali, città e paesaggi naturali. L’Etna rappresentò inevitabilmente una delle mete più importanti del viaggio.

Il viaggio in Sicilia

Münter arrivò in Sicilia nell’autunno del 1785 e attraversò progressivamente diverse località dell’isola. Il suo interesse non era esclusivamente naturalistico: osservava monumenti, biblioteche, reperti archeologici, istituzioni religiose e condizioni sociali dei luoghi visitati.

Quando raggiunse Catania, alla fine di dicembre, decise di tentare un’escursione sull’Etna nonostante la stagione particolarmente sfavorevole. La sommità del vulcano appariva completamente ricoperta di neve e gli era stato sconsigliato di tentare di raggiungere le quote più elevate.

Münter volle comunque spingersi il più lontano possibile. Il 28 dicembre 1785 partì quindi insieme a un compagno indicato nel racconto come Mr. Gibbs e a una guida esperta, portando con sé quanto necessario per affrontare il difficile percorso invernale.

Verso Nicolosi

Lasciata Catania, Münter iniziò lentamente a risalire il versante meridionale dell’Etna. La prima parte del percorso attraversava un territorio intensamente coltivato, dove campi e giardini si alternavano alle antiche colate laviche.

Lo scrittore rimase particolarmente colpito dal contrasto tra la fertilità dei terreni e le rocce nere prodotte dal vulcano. Le lave più antiche, lentamente alterate dal tempo, avevano dato origine a terreni sui quali prosperavano coltivazioni, alberi e vigneti.

Salendo di quota osservò anche le abitazioni rurali. Molte erano basse e costruite utilizzando direttamente blocchi di pietra lavica, una caratteristica che Münter collegava anche alla necessità di resistere ai frequenti terremoti che interessavano il territorio etneo.

Nicolosi, dove finivano le abitazioni

È proprio arrivando a Nicolosi che Münter lascia una delle frasi più significative dell’intero racconto. Per il viaggiatore il paese segnava il vero confine tra il territorio stabilmente abitato e il grande ambiente naturale dell’Etna.

Nicolosi nel racconto di Münter
«L’ultimo casale che io passai fu Nicolosi, ch’è il più alto sopra la montagna; e qui le umane abitazioni han fine.»
Friedrich Münter, Viaggio in Sicilia

La frase restituisce perfettamente la funzione che Nicolosi aveva nel Settecento. Il paese rappresentava l’ultimo luogo stabilmente abitato prima che viaggiatori, studiosi e guide si inoltrassero nei territori più selvaggi della montagna.

Per Münter, superare Nicolosi significava quindi entrare in un ambiente completamente differente, dominato dai crateri, dalle ceneri, dalle lave e dalle grandi distese vulcaniche.

Il paesaggio prima di Nicolosi

Prima di raggiungere il paese, Münter descrive le pendici dell’Etna come «belle e deliziose». Le colate laviche si inserivano ancora in un paesaggio caratterizzato da prati, agrumeti, giardini e campi coltivati.

Dalle quote raggiunte prima dell’abitato il panorama diventava vastissimo. Catania e il Mar Ionio apparivano molto più in basso e Münter racconta di poter distinguere le grandi insenature della costa orientale siciliana verso Augusta e Siracusa.

È una testimonianza particolarmente interessante perché mostra come Nicolosi fosse percepita non soltanto come punto di partenza verso l’Etna, ma anche come luogo panoramico dal quale il rapporto tra montagna e costa diventava chiaramente leggibile.

Dopo Nicolosi cambia tutto

Uno degli aspetti più suggestivi del racconto è il cambiamento improvviso che Münter osserva dopo aver lasciato Nicolosi.

Il verde delle coltivazioni scompare progressivamente e lo sguardo si apre su grandi campi di cenere nera, antichi crateri e alberi isolati. Davanti al viaggiatore emergono il Monte Rosso, i boschi dell’Etna e, molto più in alto, la regione coperta dalla neve.

Münter descrive questo territorio con toni quasi drammatici, contrapponendo la fertilità delle zone sottostanti all’aspetto apparentemente desolato della montagna.

Anche in questo ambiente osserva tuttavia la capacità della natura di riconquistare il terreno vulcanico: in alcune zone crescevano infatti vigne dalle quali, secondo il viaggiatore, si produceva un vino rosso particolarmente apprezzabile.

Nicolosi come confine del paesaggio
Nel racconto di Münter, Nicolosi rappresenta un vero spartiacque: prima del paese dominano campi, giardini e vegetazione; subito dopo iniziano le grandi distese di cenere, i crateri secondari e il paesaggio propriamente vulcanico dell’Etna.

L’arrivo a San Nicolò La Rena

Proseguendo oltre Nicolosi, Münter raggiunse l’antico Monastero di San Nicolò La Rena, che descrisse come un piccolo e oscuro edificio situato a circa dodici miglia da Catania.

Il monastero rappresentava uno degli ultimi rifugi disponibili per chi affrontava l’Etna. Münter vi arrivò verso mezzogiorno e, considerando le condizioni meteorologiche e la difficoltà di trascorrere una notte all’aperto nelle regioni superiori della montagna, decise di fermarsi.

Da San Nicolò La Rena poteva inoltre esplorare l’area circostante e soprattutto raggiungere il luogo che più lo interessava in quel momento: il Monte Rosso.

Münter sui Monti Rossi

Münter dedicò una parte importante dell’escursione allo studio del Monte Rosso, formato durante la grande eruzione dell’Etna del 1669.

Nel suo racconto ricostruisce gli eventi di quell’eruzione, ricorda la formazione dei nuovi coni vulcanici e descrive il gigantesco flusso lavico che, partendo dal territorio di Nicolosi, raggiunse infine Catania e il mare.

Il viaggiatore esaminò personalmente il cratere e osservò come il terreno fosse costituito da rocce, sabbie e materiali vulcanici di colore sia nero sia rossastro.

Visitò anche alcune cavità alla base del monte, interpretate all’epoca come possibili condotti attraverso i quali la lava dell’eruzione del 1669 aveva trovato una via verso l’esterno.

La salita sulla cima del Monte Rosso

Münter salì infine sulla parte più elevata del Monte Rosso. La salita gli apparve meno difficile rispetto a quella del Vesuvio, che aveva già visitato durante il viaggio nell’Italia meridionale.

Quando raggiunse la sommità era ormai verso sera. Il panorama lo impressionò profondamente: sotto di lui apparivano Catania, i centri abitati del versante etneo e un vastissimo tratto della costa siciliana.

Dalla cima osservò inoltre numerosi altri piccoli coni vulcanici disseminati sui fianchi dell’Etna. Ne contò ventisei in un settore della montagna e comprese come il grande vulcano fosse in realtà circondato da un sistema molto più complesso di bocche eruttive secondarie.

Notò anche come i coni presentassero gradi molto diversi di colonizzazione vegetale: alcuni apparivano ancora neri e completamente spogli, mentre altri erano già ricoperti da erba, alberi e fiori.

Il panorama dal Monte Rosso
Münter descrive la vista dalla sommità come una delle esperienze capaci di compensare tutte le difficoltà incontrate durante il viaggio. La costa e i centri abitati apparivano sotto di lui quasi come gli elementi di una grande carta geografica.

La neve impedisce la salita all’Etna

Il progetto originario di Münter era molto più ambizioso. Avrebbe voluto continuare verso le regioni sommitali dell’Etna, ma l’inverno rese impossibile il tentativo.

Durante la notte il tempo peggiorò rapidamente. Una violenta tempesta avvolse il monastero, mentre neve, pioggia e nebbia impedirono qualsiasi ulteriore avanzamento.

Münter fu quindi costretto a tornare verso Catania. Nei giorni successivi constatò che perfino il Monte Rosso e le zone sottostanti Nicolosi erano state ricoperte dalla neve, confermando che sarebbe stato impossibile raggiungere quote superiori.

Rimase ancora diversi giorni a Catania sperando in un miglioramento delle condizioni meteorologiche, ma alla fine dovette rinunciare definitivamente alla seconda ascensione.

Münter contro Patrick Brydone

Una delle parti più curiose del racconto riguarda Patrick Brydone, che aveva pubblicato pochi anni prima una celebre descrizione della propria ascensione dell’Etna.

Münter dichiarò apertamente di considerare il proprio resoconto meno spettacolare ma più affidabile. Sosteneva infatti di aver scritto soltanto ciò che aveva personalmente osservato e riferiva che il principe di Biscari gli aveva assicurato che Brydone non fosse realmente salito più in alto di lui.

La questione dell’effettiva ascensione di Brydone divenne uno dei piccoli dibattiti della letteratura di viaggio settecentesca sull’Etna. Anche Johann Wolfgang von Goethe avrebbe riportato pochi anni dopo dubbi analoghi.

Nicolosi e il limite dei viaggiatori invernali

Münter fornisce anche un’informazione molto interessante sulla storia delle ascensioni all’Etna. Secondo il suo racconto, durante i mesi meno favorevoli il Monte Rosso e San Nicolò La Rena rappresentavano generalmente il limite massimo raggiunto dalla maggior parte dei viaggiatori.

La zona sommitale poteva infatti diventare estremamente pericolosa a causa di neve, freddo, vento e improvvisi cambiamenti meteorologici.

Questa testimonianza aiuta a comprendere ancora meglio il ruolo di Nicolosi: il paese non era soltanto una tappa lungo il percorso, ma il vero punto di transizione tra il mondo abitato e l’ambiente montano nel quale erano necessarie guide, attrezzature e una conoscenza diretta dell’Etna.

Il Viaggio in Sicilia

Le osservazioni raccolte da Münter durante il soggiorno italiano confluirono nell’opera dedicata alle esperienze compiute a Napoli e in Sicilia negli anni 1785 e 1786.

Il testo fu successivamente tradotto in italiano da Francesco Peranni e pubblicato a Palermo nel 1831 con il titolo Viaggio in Sicilia.

Proprio questa traduzione rende oggi facilmente accessibile la descrizione di Nicolosi, dei Monti Rossi e dell’antico monastero, restituendoci uno straordinario spaccato del paesaggio etneo alla fine del Settecento.

Una Nicolosi tra coltivazioni e vulcani

La testimonianza di Friedrich Münter è particolarmente preziosa perché descrive due paesaggi completamente differenti separati proprio da Nicolosi.

A valle del paese domina un territorio fertile, popolato, ricco di campi, agrumeti e giardini. A monte iniziano invece le ceneri nere, i vulcani secondari, gli alberi isolati e le grandi superfici dell’Etna.

Poche descrizioni rendono in maniera altrettanto efficace quella funzione di confine tra terra abitata e montagna che ha caratterizzato Nicolosi per secoli e che ancora oggi costituisce uno degli elementi centrali della sua identità.

Münter, Goethe e Spallanzani

Il viaggio di Münter appartiene a una stagione straordinariamente ricca per la storia dell’esplorazione dell’Etna. Nel giro di pochi anni diversi grandi intellettuali europei attraversarono Nicolosi e descrissero i Monti Rossi.

Dopo Münter arrivò Johann Wolfgang von Goethe nel 1787, seguito nel 1788 dal naturalista Lazzaro Spallanzani.

Le loro testimonianze sono profondamente differenti: Münter osserva il territorio con lo sguardo dello storico e del viaggiatore; Goethe lo trasforma in esperienza letteraria e naturalistica; Spallanzani lo analizza invece attraverso un’indagine propriamente scientifica.

Insieme, questi racconti costituiscono una documentazione eccezionale sulla Nicolosi della seconda metà del Settecento.

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Fonti e approfondimenti

  • Friedrich Münter, Nachrichten von Neapel und Sicilien auf einer Reise in den Jahren 1785 und 1786, Copenaghen, 1790.
  • Friedrich Münter, Viaggio in Sicilia, traduzione italiana di Francesco Peranni, Palermo, 1831.
  • Deutsche Biographie, voce «Friedrich Münter».
  • Studi moderni sull’itinerario italiano e siciliano di Friedrich Münter.

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