Élisée Reclus a Nicolosi: il viaggio sull’Etna del 1865

Élisée Reclus (1830–1905), geografo, viaggiatore e pensatore anarchico francese, visitò Nicolosi nel 1865 durante il suo viaggio in Sicilia. Nel racconto dedicato all’Etna descrisse il paese, le locande frequentate dagli stranieri, i Monti Rossi e l’incontro con Giuseppe Gemmellaro, lasciando una testimonianza particolarmente interessante sulla Nicolosi dell’Ottocento.

Il suo resoconto permette di osservare il paese attraverso gli occhi di uno studioso che percorreva il territorio a piedi, prestando attenzione alle rocce, alla vegetazione e alla vita degli abitanti. Nicolosi emerge come un luogo nel quale si incontravano viaggiatori europei, guide locali e conoscenze scientifiche sul vulcano.

Élisée Reclus e Nicolosi in breve

Chi era: geografo e scrittore francese, noto anche in Italia come Eliseo Reclus.
Anno del viaggio: 1865.
Legame con Nicolosi: soggiorno nel paese, incontro con Giuseppe Gemmellaro e partenza per l’ascensione dell’Etna.
Luoghi raccontati: Nicolosi, Monti Rossi, fossa della Palomba e pendici dell’Etna.
Testimonianza principale: La Sicile et l’éruption de l’Etna en 1865, pubblicata su Le Tour du monde nel 1866.

Chi era Élisée Reclus

Nato in Francia nel 1830 e morto in Belgio nel 1905, Reclus fu autore di importanti opere geografiche, tra cui La Terre e la monumentale Nouvelle Géographie universelle. Nel suo lavoro l’osservazione diretta dei luoghi si accompagnava all’interesse per il rapporto tra le comunità umane e l’ambiente. Il viaggio a piedi era anche un modo per conoscere da vicino i paesaggi e le persone.

Da Acireale a Nicolosi, a piedi verso il vulcano

Nel suo racconto Reclus spiega di avere raggiunto Nicolosi partendo da Acireale, evitando il giro attraverso Catania. Lasciati in locanda i bagagli non indispensabili, si mise in cammino con lo zaino, osservando i panorami sul mare Ionio e le campagne attraversate lungo la salita.

Superata la zona di Viagrande, descrisse il progressivo cambiamento del paesaggio: alle coltivazioni e agli alberi si alternavano terreni lavici, vigneti e muri di scorie. Nicolosi gli apparve immersa in questo ambiente vulcanico, con case scure che, viste da lontano, sembravano confondersi con le rocce circostanti.

Le locande di Nicolosi e i viaggiatori dell’Ottocento

Una delle parti più significative riguarda l’accoglienza dei visitatori. Reclus segnalò due locande, delle quali apprezzò la relativa pulizia e le comodità rispetto ad altri alloggi incontrati in Sicilia. In una trovò una carta delle eruzioni dell’Etna attribuita a Gemmellaro e libri di vulcanologia e geografia locale a disposizione degli ospiti.

Il registro dei visitatori gli offrì inoltre lo spunto per riflettere sulla provenienza di chi arrivava nel paese: secondo la sua lettura, gli inglesi costituivano oltre la metà delle presenze annotate, seguiti da altri viaggiatori europei. È un’osservazione riferita a quel registro, ma restituisce bene la dimensione internazionale del viaggio sull’Etna.

L’incontro con Giuseppe Gemmellaro

Per organizzare l’ascensione, Reclus si rivolse a Giuseppe Gemmellaro, che nel testo presenta come fratello del celebre geologo di Catania e appassionato conoscitore della montagna. Gemmellaro lo accolse, gli mostrò la propria raccolta di lave e altri prodotti vulcanici e fece chiamare una guida di Nicolosi.

Reclus descrive l’accompagnatore come un uomo dai capelli già grigi, che zoppicava dalla gamba destra ma si rivelò un camminatore solido ed esperto. L’episodio documenta il rapporto concreto tra gli studiosi locali e le guide, indispensabile per chi voleva conoscere le zone più alte del vulcano.

La famiglia Gemmellaro e lo studio dell’Etna

L’incontro raccontato da Reclus aggiunge una testimonianza al ruolo di Giuseppe Gemmellaro nell’accoglienza degli studiosi stranieri. Scopri la biografia di Giuseppe Gemmellaro →

I Monti Rossi e la fossa della Palomba

Nel capitolo dedicato all’Etna, Reclus si soffermò sui Monti Rossi e sul paesaggio trasformato dall’eruzione del 1669. Il suo interesse riguardava tanto le forme vulcaniche quanto il rapporto tra le antiche colate e le coltivazioni che tornavano a occupare parte del territorio.

Raccontò anche una breve esplorazione della cavità chiamata nel testo fossa della Palomba: accompagnato da un ragazzo di Nicolosi, scese nel primo pozzo, ma rinunciò a inoltrarsi nelle gallerie e tornò all’aperto. È uno degli episodi che rendono il resoconto una testimonianza diretta dei luoghi visitati intorno al paese.

Il paesaggio dei Monti Rossi

I coni del 1669 sono tra i luoghi che permettono di collegare i racconti dei viaggiatori alla geografia di Nicolosi. Approfondisci la conoscenza dei Monti Rossi →

La partenza notturna e l’ascensione dell’Etna

Reclus e la guida partirono da Nicolosi quando era ancora buio. Il geografo ricorda di essersi orientato inizialmente soprattutto grazie al rumore delle scorie sotto i passi del compagno. La salita avvenne in primavera, quando le quote superiori erano ancora innevate e l’escursione richiedeva lunghi tratti a piedi.

La narrazione prosegue con l’osservazione della Valle del Bove, dei panorami e del cratere. Durante la discesa, la nebbia rese nuovamente evidente l’importanza della guida. Il racconto mostra così sia l’entusiasmo dell’esploratore sia il valore della conoscenza del territorio posseduta dal suo accompagnatore.

Perché ricordare Reclus nella storia di Nicolosi

La testimonianza di Élisée Reclus conserva dettagli preziosi sulla vita del paese nel 1865: i libri disponibili nelle locande, i registri dei visitatori, le raccolte scientifiche e l’organizzazione delle ascensioni. Attraverso questi episodi, Nicolosi appare come un luogo di accoglienza e di scambio di conoscenze, strettamente legato alla scoperta dell’Etna.

Il viaggio risale al 1865, mentre il racconto La Sicile et l’éruption de l’Etna en 1865 uscì su Le Tour du monde nel 1866. Già nel 1865 Reclus aveva pubblicato sulla Revue des Deux Mondes un contributo dedicato al vulcano e alla sua eruzione.

Fonti e approfondimenti

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