Biagio Motta, conosciuto con il soprannome di “il Ciclope”, fu una delle più celebri guide dell’Etna del Settecento e una figura strettamente legata alla storia di Nicolosi. In un’epoca in cui non esistevano sentieri segnalati, rifugi organizzati o un vero servizio professionale di accompagnamento, uomini come Motta permettevano a naturalisti, artisti e viaggiatori europei di raggiungere le regioni più elevate del vulcano.
Di lui non conosciamo con certezza le date di nascita e di morte, ma le testimonianze settecentesche consentono di ricostruire alcuni aspetti della sua vita e soprattutto della sua attività. Nel 1776 veniva descritto come un uomo di circa cinquant’anni, alto, imponente e di poche parole. Pochi anni dopo il pittore francese Jean-Pierre Houël ne fissò per sempre le sembianze in una celebre acquatinta, identificandolo come abitante di Nicolosi e soprannominato “il Ciclope”.
Nome nelle fonti francesi: Blaise Motta
Soprannome: il Ciclope
Residenza: Nicolosi
Attività: guida dell’Etna
Periodo: seconda metà del XVIII secolo
Prima descrizione nota: 1776
Ritratto: Jean-Pierre Houël, XVIII secolo
Luogo di attività: versante meridionale dell’Etna
Nicolosi e la nascita delle guide dell’Etna
Nel Settecento l’Etna divenne progressivamente una delle mete più affascinanti del Grand Tour. Naturalisti, aristocratici, scrittori e artisti provenienti da tutta Europa arrivavano in Sicilia con l’intenzione di vedere da vicino il più grande vulcano attivo del continente.
Per chi affrontava il versante meridionale, Nicolosi rappresentava il naturale punto di partenza. Oltre il paese terminavano progressivamente le zone stabilmente abitate e iniziavano boschi, colate laviche, grotte e territori nei quali soltanto chi frequentava abitualmente la montagna era in grado di orientarsi.
Le prime guide non erano professionisti nel senso moderno del termine. Erano spesso pastori, cacciatori, boscaioli e uomini della montagna, capaci di riconoscere i percorsi migliori, trovare acqua e ripari e valutare i pericoli legati alle condizioni meteorologiche e all’attività vulcanica.
Tra queste figure emerge proprio Biagio Motta, ricordato come uno dei più famosi conoscitori dell’Etna della sua epoca.
Perché veniva chiamato “il Ciclope”
Il soprannome “Ciclope” derivava soprattutto dalla straordinaria imponenza fisica attribuita a Motta dai viaggiatori che lo incontrarono.
Nel 1776 il francese Jean-Marie Roland de La Platière, futuro protagonista della Rivoluzione francese, lo incontrò durante il proprio viaggio in Sicilia e ne lasciò una delle più antiche descrizioni conosciute.
Il riferimento al Ciclope risultava particolarmente evocativo per un visitatore straniero. L’Etna era infatti legato fin dall’antichità al mito dei Ciclopi e di Polifemo, e l’aspetto imponente della guida nicolosita contribuì probabilmente a consolidare quel soprannome.
Jean-Pierre Houël ritrae Biagio Motta
A rendere Biagio Motta una figura eccezionale nella storia delle guide dell’Etna contribuì soprattutto il pittore e viaggiatore francese Jean-Pierre Houël.
Durante il lungo viaggio compiuto in Sicilia tra il 1776 e il 1779, Houël attraversò anche Nicolosi e documentò accuratamente il territorio etneo. Oltre a raffigurare il paese, i Monti Rossi, le grotte e le regioni sommitali dell’Etna, decise di dedicare una tavola proprio alla guida.
Nell’opera compare come “Blaise Motta”, forma francese del nome Biagio, e viene esplicitamente identificato come abitante di Nicolosi.
Il ritratto ha un’importanza straordinaria: mentre della maggior parte delle guide settecentesche non conosciamo nemmeno il nome, di Biagio Motta possediamo una vera rappresentazione realizzata da un artista che lo incontrò personalmente.
La conoscenza della montagna
Il valore di una guida dell’Etna non dipendeva soltanto dalla forza fisica. Per accompagnare in sicurezza un viaggiatore occorreva conoscere profondamente un territorio estremamente complesso.
Motta conosceva i percorsi attraverso le antiche lave, i boschi, le grotte utilizzabili come ricovero, le zone in cui era possibile trovare neve o acqua e gli itinerari che conducevano verso la Torre del Filosofo e le regioni sommitali.
Questa conoscenza era il risultato di anni trascorsi sulla montagna e rappresentava una forma di sapere diversa da quella dei naturalisti europei. Gli scienziati potevano portare sull’Etna barometri, termometri e strumenti di misurazione, ma senza uomini come Motta sarebbe stato spesso impossibile raggiungere i luoghi da osservare.
La guida diventava quindi una figura indispensabile nell’incontro tra la conoscenza locale dell’Etna e la nascente ricerca scientifica moderna.
Biagio Motta e i grandi naturalisti
Le fonti storiche ricordano Motta in relazione alle ascensioni compiute da importanti viaggiatori e naturalisti europei nella seconda metà del Settecento.
Tra questi viene ricordato il geologo francese Déodat de Dolomieu, che visitò più volte l’Etna tra gli anni Ottanta e Novanta del XVIII secolo dedicandosi alla raccolta e allo studio delle lave.
Anche il naturalista Lazzaro Spallanzani, durante il viaggio sull’Etna del 1788, utilizzò l’esperienza delle guide locali per affrontare un itinerario che passava da Nicolosi, dai Monti Rossi e da San Nicolò La Rena prima di dirigersi verso le regioni superiori.
Alcuni studi dedicati alla storia delle guide dell’Etna associano proprio Motta alle escursioni di questi naturalisti, confermando la fama di cui godeva tra coloro che desideravano esplorare scientificamente il vulcano.
Il Ciclope di Patrick Brydone?
Un aspetto interessante riguarda il celebre viaggio di Patrick Brydone del 1770. Lo scrittore scozzese racconta di essere stato affidato a una guida conosciuta con il soprannome di “Cyclops”, descritta come profondamente esperta della montagna.
Nella letteratura successiva questo personaggio viene spesso identificato con Biagio Motta. La fonte primaria di Brydone, tuttavia, non fornisce sempre con chiarezza il nome anagrafico della guida.
Per correttezza storica è quindi preferibile distinguere ciò che è certo — l’esistenza e la notorietà di Biagio Motta detto il Ciclope — dall’identificazione assoluta di ogni “Ciclope” citato nei diversi racconti di viaggio settecenteschi.
L’itinerario delle guide da Nicolosi alla cima
L’itinerario classico dell’Etna partiva generalmente da Nicolosi. Dopo una sosta nel paese, i viaggiatori proseguivano verso l’antico Monastero di San Nicolò La Rena, importante punto di riferimento sul versante meridionale.
Da qui iniziava la parte più difficile del percorso. Si attraversavano i boschi, si raggiungevano cavità naturali utilizzate come ricovero — tra cui la celebre Grotta delle Capre — e si procedeva verso la Torre del Filosofo.
L’ascesa finale veniva spesso compiuta durante la notte per raggiungere le quote più elevate prima dell’alba e osservare il sorgere del sole dalla montagna.
Era un viaggio faticoso e potenzialmente pericoloso. Neve, vento, nebbia e rapide variazioni meteorologiche potevano trasformare rapidamente un’escursione in una situazione critica. La presenza della guida era quindi essenziale.
Prima delle guide professionali
Al tempo di Biagio Motta non esisteva ancora un’organizzazione ufficiale delle guide dell’Etna. Ogni viaggiatore si affidava a persone indicate dagli abitanti, dai naturalisti locali, dai religiosi o da altri viaggiatori che avevano già affrontato l’ascensione.
Soltanto all’inizio dell’Ottocento Mario Gemmellaro contribuì a organizzare in maniera più sistematica guide e mulattieri impegnati nelle escursioni sull’Etna.
Successivamente, nella seconda metà dell’Ottocento, il Club Alpino Italiano avrebbe dato una struttura ancora più precisa al servizio, istituendo regolamenti e categorie di guide e portatori.
Biagio Motta appartiene quindi alla fase più antica della storia dell’accompagnamento sull’Etna, quando la professione nasceva direttamente dall’esperienza degli uomini del territorio.
Una figura simbolo di Nicolosi
La storia di Biagio Motta permette di osservare il Grand Tour da una prospettiva diversa. Nei racconti dell’Etna ricordiamo spesso i nomi dei grandi scrittori, pittori e scienziati europei: Brydone, Houël, Goethe, Dolomieu, Spallanzani.
Dietro quelle celebri ascensioni esisteva però una rete di uomini del territorio che rendeva concretamente possibile il viaggio. Erano loro a conoscere la montagna, a scegliere i sentieri e ad accompagnare gli stranieri attraverso luoghi nei quali questi ultimi non avrebbero saputo orientarsi.
Biagio Motta rappresenta quindi una figura particolarmente importante per la storia di Nicolosi: non un visitatore straniero, ma un nicolosita protagonista dell’esplorazione settecentesca dell’Etna.
Il ricordo di Biagio Motta oggi
Il nome del Ciclope non è scomparso dalla memoria del territorio. Ancora oggi a Nicolosi esiste una Via Biagio Motta, nelle immediate vicinanze dell’area di Etna Sud, quasi a ricordare simbolicamente il legame tra l’antica guida e la strada verso la montagna.
Ma il documento più suggestivo resta certamente il ritratto realizzato da Houël: il volto di un uomo di Nicolosi che, più di due secoli fa, accompagnava i grandi viaggiatori europei sulle pendici dell’Etna.
Fonti e approfondimenti
- Jean-Pierre Houël, Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malte et de Lipari, XVIII secolo.
- Rijksmuseum, Portrait de Blaise Motta surnommé le Cyclope, tavola CXVI.
- Club Alpino Italiano – Sezione di Catania, storia delle guide dell’Etna.
- Parco dell’Etna, documentazione storica sulle guide vulcanologiche.
- Jean-Marie Roland de La Platière, testimonianza del viaggio in Sicilia del 1776.
