Antonio Filoteo degli Omodei: Nicolosi e l’Etna nel Cinquecento

Antonio Filoteo degli Omodei fu un letterato e studioso siciliano del Cinquecento, autore dell’Aetnae topographia, incendiorumque Aetnaeorum historia, un’opera dedicata alla descrizione dell’Etna e alle sue eruzioni. Il suo legame con Nicolosi passa attraverso le testimonianze sulle manifestazioni vulcaniche che colpirono il territorio nella prima metà del XVI secolo.

La sua figura ci porta in un’epoca precedente ai viaggi di Goethe, Brydone e degli esploratori ottocenteschi. Leggere le sue osservazioni insieme alle ricostruzioni geologiche permette di avvicinarsi alla storia di un paese che ha dovuto confrontarsi ripetutamente con le trasformazioni del paesaggio vulcanico.

Antonio Filoteo degli Omodei in breve

Origine: Castiglione di Sicilia.
Epoca: XVI secolo; la data di nascita è incerta.
Attività: studi giuridici, letteratura e descrizione del territorio.
Opera sull’Etna: Aetnae topographia, incendiorumque Aetnaeorum historia.
Edizione a stampa: Venezia, 1591, pubblicata dopo la morte dell’autore.
Legame con Nicolosi: testimonianza storica sulle eruzioni cinquecentesche.

Uno studioso siciliano del Cinquecento

Nato a Castiglione di Sicilia nei primi decenni del Cinquecento, Omodei studiò diritto a Catania. Ai suoi interessi giuridici affiancò quelli per la storia e la geografia dell’isola.

Secondo la ricostruzione del Dizionario Biografico degli Italiani, compì una prima salita sull’Etna nel 1533, tornando sul vulcano nel 1540 e nel 1545. La conoscenza della montagna si alimentava dunque anche di esperienze dirette.

L’Aetnae topographia: un libro dedicato al vulcano

L’edizione del 1591 dell’Aetnae topographia è oggi consultabile attraverso la riproduzione digitale di un esemplare conservato presso l’ETH-Bibliothek di Zurigo. La scheda bibliografica indica Venezia come luogo di stampa e riporta il nome di Niccolò degli Oddi, che curò l’edizione.

Il titolo unisce due argomenti: la descrizione dei luoghi dell’Etna e la storia dei suoi “incendi”, termine con il quale venivano indicate le eruzioni. È una chiave utile per avvicinarsi al volume: il territorio viene raccontato insieme agli eventi che ne modificano l’aspetto.

La disponibilità dell’esemplare digitalizzato consente anche al lettore di oggi di vedere il libro nella sua forma antica, dal frontespizio alle pagine del testo latino.

Nicolosi e le eruzioni del 1536 e del 1537

Per comprendere il contesto occorre distinguere i due eventi. Il catalogo dell’INGV – Osservatorio Etneo registra un’eruzione sul versante meridionale tra marzo e aprile 1536, con colate dirette a sud e sud-ovest, verso l’area di Ragalna.

Una successiva eruzione, nel maggio 1537, produsse invece una colata verso sud che distrusse numerose case di Nicolosi e Mompileri. Questa successione mostra quanto intensamente l’attività dell’Etna interessasse allora gli insediamenti del versante meridionale.

Una precisazione sulle date

La voce biografica di Treccani associa la testimonianza di Omodei e la distruzione di Nicolosi al 1536. Il catalogo geologico dell’INGV colloca invece i danni alle case di Nicolosi e Mompileri nell’eruzione del 1537.

Il paese e il Monastero di San Nicolò l’Arena

Per immaginare la Nicolosi cinquecentesca, un riferimento fondamentale è il Monastero di San Nicolò l’Arena, attorno al quale si sviluppò il borgo. La storia dell’insediamento e quella della comunità benedettina sono strettamente collegate.

Gli eventi vulcanici del 1536–1537 e l’insicurezza del territorio contribuirono alla decisione dei monaci di chiedere, nel 1545, il trasferimento a Catania. Le eruzioni si inseriscono quindi in una fase di cambiamenti che riguardò anche la vita religiosa e l’organizzazione del territorio.

Il monastero e le origini di Nicolosi

La storia dell’antico complesso benedettino aiuta a conoscere il contesto nel quale si sviluppò il paese. Approfondisci il Monastero di San Nicolò l’Arena →

Perché ricordare Omodei nella storia di Nicolosi

Omodei trova posto tra i personaggi legati a Nicolosi per il valore documentario dei suoi scritti sull’Etna. Il confronto fra una testimonianza antica e un catalogo geologico moderno mostra anche come si ricostruisce la storia di un territorio: mettendo in relazione racconti, date e tracce lasciate dalle eruzioni.

La sua opera invita così a guardare il paesaggio nicolosita come un insieme di luoghi trasformati nel tempo, dei quali i libri hanno conservato una parte della memoria. Leggi anche la storia di Nicolosi e l’origine del suo nome →

Fonti e approfondimenti

ARTICOLI COLLEGATI

ULTIMI ARTICOLI