Alexandre Dumas (Villers-Cotterêts, 1802 – Puys, 1870), autore de I tre moschettieri e Il conte di Montecristo, fu uno degli scrittori francesi più celebri dell’Ottocento. Grande viaggiatore oltre che romanziere e drammaturgo, nel 1835 compì un lungo itinerario nell’Italia meridionale e in Sicilia che lo condusse anche a Nicolosi e sull’Etna.
Il passaggio dello scrittore nel paese è particolarmente interessante perché Dumas non si limitò ad attraversare Nicolosi: vi sostò, incontrò il vulcanologo nicolosita Mario Gemmellaro, visitò i Monti Rossi e l’antico monastero di San Nicolò La Rena, prima di proseguire verso le regioni sommitali dell’Etna. Il racconto di quell’esperienza è conservato nelle sue memorie di viaggio e costituisce una vivace testimonianza della Nicolosi della prima metà dell’Ottocento.
Nascita: Villers-Cotterêts, 24 luglio 1802
Morte: Puys, 5 dicembre 1870
Attività: scrittore e drammaturgo
Viaggio in Sicilia: 1835
Passaggio da Nicolosi: settembre 1835
Compagno di viaggio: Louis Godefroy Jadin
Personaggio incontrato: Mario Gemmellaro
Luoghi visitati: Nicolosi, Monti Rossi, San Nicolò La Rena ed Etna
Opera di riferimento: Le Spéronare
Chi era Alexandre Dumas
Alexandre Dumas nacque nel 1802 a Villers-Cotterêts, nel nord della Francia. Figlio del generale Thomas-Alexandre Dumas, si trasferì ancora giovane a Parigi, dove iniziò a lavorare e a frequentare gli ambienti letterari e teatrali della capitale.
Il successo arrivò inizialmente attraverso il teatro. Nel corso degli anni Trenta dell’Ottocento Dumas era già un autore conosciuto, ma i romanzi che avrebbero reso il suo nome celebre in tutto il mondo sarebbero arrivati soltanto successivamente: I tre moschettieri fu pubblicato nel 1844, mentre Il conte di Montecristo apparve tra il 1844 e il 1846.
Il Dumas che raggiunse Nicolosi nel 1835 era quindi uno scrittore già affermato ma ancora lontano dal momento di massima fama internazionale. Era soprattutto un instancabile viaggiatore, attratto dai paesaggi, dalle persone, dalla storia e dalle tradizioni dei luoghi attraversati.
Il viaggio in Italia e in Sicilia del 1835
Nel 1835 Dumas intraprese un lungo viaggio attraverso l’Italia accompagnato dal pittore francese Louis Godefroy Jadin. L’esperienza avrebbe fornito allo scrittore una grande quantità di materiale destinato successivamente ai suoi racconti di viaggio.
Dopo aver attraversato diverse città italiane, Dumas raggiunse il Regno delle Due Sicilie e successivamente la Sicilia. Durante il viaggio visitò, tra gli altri luoghi, Palermo, Siracusa, Catania, l’Etna e le isole Eolie.
Una delle esperienze più impegnative fu proprio l’ascensione all’Etna. Per raggiungere il vulcano, Dumas seguì l’itinerario tradizionale che da Catania conduceva verso Nicolosi, punto di riferimento quasi obbligato per i viaggiatori diretti verso le quote più elevate della montagna.
Da Catania verso Nicolosi
Dumas racconta di essere partito da Catania al mattino presto, insieme a Jadin e alla guida, viaggiando a dorso di mulo. L’intenzione era quella di fermarsi per alcune ore a Nicolosi, visitare il Monte Rosso e incontrare Mario Gemmellaro prima di proseguire verso l’Etna.
La strada impressionò profondamente lo scrittore. Nel suo racconto descrisse un paesaggio continuamente mutevole, dove si alternavano distese vulcaniche, agrumeti, campi coltivati e grandi masse di basalto.
Questa successione di ambienti rappresentava perfettamente una delle caratteristiche del versante meridionale dell’Etna: nel giro di pochi chilometri il paesaggio fertile della fascia pedemontana lasciava progressivamente spazio alle lave e agli ambienti vulcanici.
L’arrivo a Nicolosi
Quando raggiunse Nicolosi, Dumas ebbe l’impressione di essere arrivato quasi al limite tra il territorio stabilmente abitato e il grande ambiente vulcanico dell’Etna. Nel suo racconto definì il paese un piccolo borgo posto «ai confini del mondo abitabile».
L’espressione, volutamente enfatica e tipica dello stile dello scrittore, restituisce però efficacemente la posizione che Nicolosi occupava nell’immaginario dei viaggiatori ottocenteschi. Oltre il paese iniziava progressivamente il territorio della montagna, caratterizzato da boschi, colate laviche e spazi sempre meno antropizzati.
Dumas osservò inoltre con curiosità come, nonostante l’altitudine e la vicinanza alle zone vulcaniche, nelle immediate vicinanze di Nicolosi continuassero a essere presenti vigneti e coltivazioni.
L’incontro con Mario Gemmellaro
Uno dei motivi principali per cui Dumas desiderava fermarsi a Nicolosi era incontrare Mario Gemmellaro, studioso dell’Etna conosciuto dai viaggiatori che affrontavano l’ascensione del vulcano.
Dumas aveva sentito parlare della sua competenza e soprattutto della grande disponibilità con cui accoglieva chiunque volesse conoscere la montagna. Lo scrittore racconta addirittura di aver chiesto se fosse necessaria una lettera di presentazione, ricevendo come risposta che non serviva: l’ospitalità di Gemmellaro era nota a tutti i viaggiatori dell’Etna.
Arrivato a Nicolosi, Dumas fece recapitare il proprio biglietto allo studioso chiedendo il permesso di visitarlo. Gemmellaro rispose invitando gli ospiti a condividere il suo pasto. Dopo essersi rifocillati in paese, Dumas e Jadin raggiunsero quindi la sua abitazione.
La casa di Gemmellaro a Nicolosi
Il racconto di Dumas offre anche una piccola ma interessante testimonianza sulla Nicolosi dell’Ottocento. Lo scrittore descrive infatti la casa di Gemmellaro come una delle abitazioni più importanti del paese e racconta di essere stato introdotto direttamente nel suo studio.
Qui trovò un uomo che aveva dedicato gran parte della propria vita all’osservazione dell’Etna. Gemmellaro seguiva le trasformazioni del cratere, osservava le emissioni del vulcano, raccoglieva campioni di lave e conservava testimonianze delle diverse eruzioni.
Dumas ne rimase profondamente impressionato. Nel suo stile caratteristicamente vivace arrivò a definirlo una sorta di «Empedocle moderno», sottolineando la conoscenza quasi enciclopedica che lo studioso nicolosita possedeva dell’Etna.
Dumas sui Monti Rossi
Dopo l’incontro con Gemmellaro, Dumas e Jadin si diressero verso il Monte Rosso. Lo scrittore era particolarmente interessato a visitare il luogo dal quale aveva avuto origine la grande eruzione dell’Etna del 1669.
Dumas osservò che il rilievo presentava due sommità, ragione per cui utilizzò anche la denominazione plurale Monti Rossi. Salì sul cono vulcanico e raggiunse il bordo del cratere, descrivendone la morfologia e soffermandosi sulle caratteristiche delle scorie che gli conferivano la tipica colorazione rossastra.
Dall’alto poté seguire idealmente il percorso delle grandi colate del 1669 verso Catania. A quasi due secoli dall’eruzione, il paesaggio conservava ancora chiaramente le tracce dell’evento che aveva trasformato Nicolosi e buona parte del versante meridionale dell’Etna.
La visita di Dumas si inserisce così nella lunga serie di testimonianze lasciate sui Monti Rossi da studiosi e viaggiatori. Prima di lui vi erano passati, tra gli altri, Johann Wolfgang von Goethe nel 1787 e il naturalista Lazzaro Spallanzani nel 1788.
La visita a San Nicolò La Rena
Dalla sommità dei Monti Rossi Dumas notò anche le strutture dell’antico Monastero di San Nicolò La Rena. Una volta sceso dal cono vulcanico decise quindi di dirigersi verso il complesso.
L’antico monastero costituiva da secoli uno dei luoghi di riferimento per chi affrontava l’ascesa dell’Etna. La sua posizione, più elevata rispetto all’abitato di Nicolosi, lo aveva reso un punto naturale di passaggio tra il paese e le zone boscose della montagna.
Nel racconto di Dumas la visita al luogo è accompagnata da aneddoti e storie raccolte durante il viaggio, secondo uno stile nel quale descrizione reale, memoria storica e gusto narrativo si mescolano continuamente.
Mario Gemmellaro prepara Dumas alla salita
Prima della partenza definitiva verso le quote più elevate, Dumas tornò da Gemmellaro. Lo studioso si informò sull’equipaggiamento con il quale i due francesi intendevano affrontare l’Etna e rimase sorpreso dalla loro scarsa preparazione per le rigide temperature della montagna.
Dumas e Jadin erano infatti partiti con abiti leggeri, convinti che il grande caldo incontrato nella pianura catanese sarebbe continuato anche alle quote superiori. Gemmellaro, ben conoscendo le condizioni dell’Etna, procurò loro pesanti mantelli con cappuccio.
Dumas ricordò successivamente l’episodio con gratitudine: una volta raggiunte le zone più elevate, le temperature scesero notevolmente e i mantelli forniti dallo studioso di Nicolosi si rivelarono indispensabili.
La Casa Inglese e l’opera di Gemmellaro
Durante la conversazione Dumas raccolse da Gemmellaro anche informazioni sui ricoveri realizzati sulle alte pendici dell’Etna per assistere studiosi e viaggiatori.
Lo scrittore racconta la costruzione della piccola Gratissima e successivamente della più grande Casa Inglese, strutture legate all’attività scientifica di Gemmellaro e alla crescente frequentazione internazionale dell’Etna.
Questi rifugi rappresentavano un’importante innovazione per l’epoca. L’ascesa al vulcano richiedeva molte ore di viaggio e condizioni meteorologiche anche molto difficili; poter disporre di un ricovero in quota consentiva di organizzare osservazioni scientifiche e di affrontare con maggiore sicurezza la parte finale dell’escursione.
L’ascesa alla sommità dell’Etna
Lasciata Nicolosi, Dumas e i suoi compagni continuarono l’ascesa attraverso le diverse fasce del vulcano: dapprima la zona coltivata, quindi quella dei boschi e infine il grande ambiente desertico delle quote più elevate.
Il viaggio divenne progressivamente più difficile. Le temperature diminuirono, il terreno si fece instabile e la salita richiese uno sforzo notevole. Dumas riuscì tuttavia a raggiungere la zona sommitale e lasciò una lunga descrizione dell’esperienza.
Il racconto dell’Etna è uno degli episodi più suggestivi dei suoi scritti di viaggio perché consente di osservare la montagna attraverso lo sguardo di uno dei più grandi narratori dell’Ottocento.
Il ritorno a Nicolosi
Conclusa l’escursione, Dumas tornò ancora una volta a Nicolosi e raggiunse la casa di Mario Gemmellaro. Se all’inizio lo aveva incontrato soprattutto per curiosità e per ottenere informazioni sull’Etna, al ritorno il sentimento predominante era quello della riconoscenza.
L’esperienza della montagna aveva infatti dimostrato quanto fossero stati preziosi i consigli e l’equipaggiamento forniti dallo studioso. Dumas manifestò inoltre apertamente la propria ammirazione per Gemmellaro, lamentando che un uomo con una conoscenza così profonda dell’Etna non ricevesse un riconoscimento adeguato dalle istituzioni del tempo.
Dopo il nuovo incontro con Gemmellaro, lo scrittore lasciò Nicolosi e fece ritorno a Catania.
Nicolosi nel racconto di Alexandre Dumas
Le pagine di Dumas sono particolarmente importanti per la storia locale perché restituiscono un’immagine vivace di Nicolosi nella prima metà dell’Ottocento. Il paese appare contemporaneamente come centro abitato di montagna e come porta di accesso a un territorio che agli occhi dei viaggiatori europei conservava ancora un carattere quasi selvaggio.
Dal racconto emergono la presenza delle locande, le coltivazioni alle pendici del vulcano, il ruolo delle guide e soprattutto la centralità della figura di Mario Gemmellaro nell’accoglienza di scienziati, artisti e viaggiatori.
La testimonianza conferma così il ruolo che Nicolosi aveva ormai assunto nell’Ottocento: chi voleva conoscere l’Etna non si limitava ad attraversare il paese, ma vi trovava guide, informazioni, rifornimenti e persone capaci di trasmettere una conoscenza diretta della montagna.
Da Goethe a Dumas: Nicolosi nei racconti dei grandi viaggiatori
Il passaggio di Dumas prosegue idealmente una tradizione già consolidata. Nel 1787 Goethe aveva raggiunto i Monti Rossi e descritto la «selva di Nicolosi»; l’anno successivo Lazzaro Spallanzani aveva attraversato il paese durante la propria spedizione scientifica sull’Etna.
Dumas arrivò quasi mezzo secolo dopo e trovò una Nicolosi ormai ancora più strettamente legata all’esplorazione del vulcano. La figura di Mario Gemmellaro e i rifugi realizzati in quota testimoniano proprio questa evoluzione.
Le loro testimonianze, lette insieme, consentono oggi di ricostruire non soltanto la storia dell’esplorazione dell’Etna, ma anche il ruolo fondamentale ricoperto da Nicolosi nella nascita del viaggio scientifico e turistico sulla montagna.
Fonti e approfondimenti
- Alexandre Dumas, Le Spéronare, racconto del viaggio in Sicilia e dell’ascensione dell’Etna.
- Treccani, voce «Alexandre Dumas».
- Alexandre Dumas, pagine dedicate all’Etna, a Nicolosi, ai Monti Rossi e all’incontro con Mario Gemmellaro.
